HomeCantine VinicoleArtimino, zonazione e cru: il nuovo racconto del vino a Carmignano

Artimino, zonazione e cru: il nuovo racconto del vino a Carmignano

Il vino italiano attraversa una fase in cui le definizioni abituali sembrano meno efficaci nel descrivere ciò che accade nei territori. I consumi si trasformano, le occasioni si moltiplicano e il racconto delle denominazioni diventa più complesso. Dentro questo quadro, a Carmignano prende forma un progetto che sposta l’attenzione dal vino come prodotto finito al vino come esito di un percorso di conoscenza.

Foto: Alessandro Moggi

È questa la direzione intrapresa dalla Tenuta Artimino, storica proprietà medicea di oltre 700 ettari, entrata nell’orbita della famiglia Olmo alla fine degli anni Ottanta e oggi guidata dalla terza generazione con Annabella Pascale.

Foto: Alessandro Moggi

A Vinitaly l’azienda ha presentato un lavoro che unisce indagine agronomica, interpretazione del paesaggio e traduzione enologica, con il supporto scientifico di Attilio Scienza e la consulenza di Riccardo Cotarella.

Il punto di partenza non è stato la costruzione di un nuovo vino, ma la volontà di esplorare in profondità il territorio. «Abbiamo lavorato a una zonazione dell’intero territorio di Artimino – ha spiegato Annabella Pascale – per capire cosa ogni singola parcella fosse davvero in grado di esprimere. Un lavoro che ha portato anche noi a scoprire aspetti inattesi del potenziale di questa terra».

Da qui la decisione di rallentare, isolare piccole porzioni di vigneto, seguirne l’evoluzione e verificarne le risposte nel tempo attraverso microvinificazioni ripetute. Il risultato è una lettura interna della tenuta, nella quale Artimino non appare come un blocco uniforme, ma come un mosaico di vocazioni diverse.

«Attraverso l’uso di tecnologie avanzate siamo riusciti a leggere la risposta della pianta all’ambiente – ha raccontato Attilio Scienza – individuando le diverse condizioni di stress e di equilibrio all’interno della stessa proprietà. Questo consente di costruire una viticoltura più precisa e consapevole».

La riflessione si allarga così al concetto di terroir, che secondo Scienza non può essere limitato alla sola interazione tra suolo, clima e vitigno: «La vocazione non è solo il risultato dell’interazione tra suolo, clima e vitigno, ma comprende anche ciò che circonda la vigna. Il bosco contribuisce alla risposta della pianta, influenzandone il comportamento e la capacità di adattamento».

Su queste basi nascono i cru monovarietali presentati a Vinitaly. Sauvignon Blanc, Chardonnay, Cabernet Franc e Sangiovese diventano strumenti attraverso cui leggere le differenze presenti all’interno dello stesso contesto territoriale.

Foto: Alessandro Moggi

La degustazione: dalle parcelle alla sintesi

«La mia funzione non è stata quella di imporre uno stile, ma di interpretare un’identità», ha spiegato Riccardo Cotarella, introducendo una degustazione pensata come percorso progressivo dentro il territorio.

La sequenza ha coinvolto sei vini, mettendo in dialogo parcelle, vitigni e scelte di vinificazione, in un’alternanza continua tra espressione singola e costruzione d’insieme.

Il primo assaggio è Artumes 2025, da Trebbiano toscano e Petit Manseng, proveniente da suoli alluvionali profondi, con maggiore disponibilità idrica. Il vino si sviluppa su registri freschi e floreali, ma mostra una struttura più ampia di quanto ci si potrebbe attendere, con una persistenza che allunga la lettura del sorso.

Foto: Alessandro Moggi

Segue Custode delle Tele 2023, Sauvignon Blanc in purezza dai vigneti Poggio al Moro e Muro del Barco. Cambia il quadro pedologico, con suoli franco-argillosi a matrice calcarea. Fermentazioni a bassa temperatura e affinamento sulle fecce fini in acciaio contribuiscono a un profilo più teso, preciso e definito sul piano aromatico.

Foto: Alessandro Moggi

Il Chianti Montalbano Riserva 2023 rappresenta un primo livello di sintesi all’interno della denominazione. L’affinamento prevede legni di diversa capacità, utilizzati per sostenere la struttura senza modificare l’equilibrio generale. Il vino offre così una chiave utile per osservare il comportamento del Sangiovese in un contesto già articolato.

Foto: Alessandro Moggi

Con Moreta 2022, Sangiovese in purezza dal vigneto Ronzano, la lettura si concentra sulla singola parcella. Suoli ben drenati ed esposizione contribuiscono a una struttura più verticale, fondata sulla finezza del tannino e sulla progressione del sorso. L’affinamento avviene soprattutto in botti grandi, con l’obiettivo di non sovrapporre il legno alla componente territoriale.

Foto: Alessandro Moggi  

Il percorso continua con Poggipie’ 2022, Cabernet Franc dal vigneto Ferrovia, esposto a sud. Le diverse condizioni agronomiche portano nel calice una maggiore profondità. L’affinamento in legno, in parte in barrique, accompagna una struttura più ampia mantenendo leggibile l’identità del vino, grazie a un equilibrio tra estrazione e maturazione. Si riconoscono note di grafite e una componente balsamica, sostenute da acidità e persistenza.

Foto: Alessandro Moggi  

A chiudere la degustazione è il Carmignano Riserva “Grumarello” 2021, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Le varietà, vinificate separatamente e poi assemblate, seguono affinamenti differenziati tra botti grandi e legni più piccoli, in base alla struttura delle singole masse. Il risultato è una sintesi per integrazione, nella quale le componenti restano riconoscibili dentro un disegno unitario.

Foto: Alessandro Moggi

Il confronto tra monovarietali e blend non costruisce una scala di valore, ma propone un metodo di lettura: separare gli elementi, comprenderne il comportamento e osservare come possano ricomporsi in una visione complessiva.

Il progetto Artimino si inserisce così in una riflessione più ampia sul vino italiano: la necessità di superare una narrazione fondata solo sulle categorie per arrivare a una lettura basata sui processi. Un passaggio che richiede strumenti, metodo e tempo, e che pone una domanda non limitata alle singole aziende più attente: quanto il sistema vino sia pronto a dotarsi di chiavi più precise per raccontare potenziali territoriali spesso ancora non pienamente valorizzati.

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