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Vino italiano e passaggio generazionale: ricavi più alti dell’8,8% secondo TEHA

TEHA fotografa il vino italiano nel 2026: ricambio generazionale, ricavi più alti dell'8,8% e giacenze a 6,2 miliardi di bottiglie pesano sul mercato.

Il ricambio generazionale nelle aziende vitivinicole italiane si accompagna a risultati economici migliori, ma il settore continua a confrontarsi con la crescita delle giacenze, la pressione sui prezzi e la necessità di rafforzare la competitività internazionale. È quanto emerge dal Rapporto Strategico “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, presentato al Teatro Valentino Garavani di Voghera in occasione del Forum conclusivo della prima edizione della Community Visione Vino di TEHA Group.

L’indagine restituisce il quadro di una filiera che sostiene complessivamente 40,7 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,1% del PIL italiano, ma che deve affrontare criticità legate alla struttura delle imprese, all’equilibrio tra produzione e domanda e alla diffusione delle nuove tecnologie.

Il passaggio generazionale e i risultati delle imprese

Uno degli aspetti approfonditi nel rapporto riguarda il ricambio alla guida delle aziende familiari. Secondo i dati Mediobanca, le imprese vitivinicole che hanno già completato il passaggio generazionale registrano ricavi superiori dell’8,8% e investimenti maggiori di oltre il 18%.

Nel 2025, il 30,4% delle aziende familiari del comparto aveva già concluso il processo di successione, mentre per il 39,2% il percorso risultava ancora in corso.

Il peso delle famiglie nella proprietà delle imprese rimane significativo: controllano il 65% del patrimonio del settore vinicolo, una quota che raggiunge l’81,5% considerando anche le cooperative.

Il comparto presenta inoltre una classe imprenditoriale mediamente più giovane rispetto al resto dell’agricoltura italiana. L’età media degli imprenditori del vino è di 45 anni, contro i 60 anni rilevati nelle imprese agricole, con una differenza di 15 anni.

Per Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food&Retail di TEHA Group, il cambiamento generazionale può rappresentare un’opportunità, purché sia accompagnato da un rafforzamento della struttura imprenditoriale.

“Il ricambio generazionale – ha sottolineato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food&Retail di TEHA Group dal palco del teatro Garavani di Voghera – può diventare una grande occasione per rafforzare le imprese del vino, ma deve accompagnarsi a un salto di scala dell’intera filiera. Un sistema composto quasi interamente da piccole imprese rischia di avere meno risorse per investire, innovare e presidiare con continuità i mercati internazionali. Per vincere all’estero occorre fare sistema, aumentando contemporaneamente dimensione competitiva e riconoscibilità del vino italiano”.

Un sistema produttivo dominato dalle piccole aziende

La dimensione delle imprese è uno dei nodi individuati dalla Community Visione Vino.

In Italia, il 94,9% delle aziende vitivinicole è di piccole dimensioni, ma questa componente genera il 48,8% del fatturato complessivo. Le medie imprese rappresentano il 4,8% del totale e contribuiscono al 43,9% del giro d’affari, mentre le grandi aziende costituiscono soltanto lo 0,3%.

Una struttura così frammentata può limitare le risorse disponibili per gli investimenti e rendere più complesso il presidio dei mercati esteri.

Il rapporto individua quindi nelle aggregazioni, nelle reti d’impresa e nelle alleanze commerciali alcuni strumenti per migliorare la competitività. A questi si aggiungono il consolidamento delle competenze manageriali, finanziarie e commerciali e una gestione più strutturata delle successioni aziendali.

L’obiettivo è favorire una crescita dimensionale che non comprometta il radicamento territoriale delle aziende, considerato uno degli elementi caratteristici della produzione vinicola italiana.

Il peso economico del vino nell’economia italiana

La ricerca TEHA ha ricostruito per la prima volta il contributo della filiera vitivinicola estesa, includendo anche le attività economiche collegate alla produzione.

Accanto all’agricoltura e alla trasformazione sono stati considerati i servizi alle imprese, l’intermediazione, la distribuzione e la ristorazione.

Nel 2025 il settore vitivinicolo in senso stretto ha generato 16,5 miliardi di euro di fatturato, mentre le attività collegate hanno prodotto ulteriori 20,3 miliardi. Il giro d’affari complessivo della filiera estesa raggiunge così 36,8 miliardi di euro.

Il valore aggiunto diretto ammonta a 15,1 miliardi. Considerando anche gli effetti indiretti e indotti sulle attività economiche a monte e a valle, il contributo complessivamente sostenuto sale a 40,7 miliardi di euro, equivalenti al 2,1% del PIL nazionale.

Al vino è riconducibile oltre il 10% del valore aggiunto sostenuto dall’intera filiera agroalimentare estesa italiana.

Il sistema produttivo comprende 241 mila aziende agricole, oltre 1.500 imprese industriali e 681 mila ettari vitati, presenti in tutte le Regioni italiane.

Nel 2025 la produzione ha raggiunto 44 milioni di ettolitri, mentre il valore delle esportazioni si è attestato a 7,8 miliardi di euro, pari al 47% del fatturato del settore.

Le giacenze raggiungono 6,2 miliardi di bottiglie equivalenti

Accanto al peso economico della filiera, il rapporto evidenzia le difficoltà del mercato.

A giugno 2026, nelle cantine italiane risultavano 46,5 milioni di ettolitri di vino in giacenza, corrispondenti a circa 6,2 miliardi di bottiglie equivalenti. Il dato segna un aumento del 6,7% rispetto al 2025.

Oltre l’80% delle scorte riguarda vini certificati DOP e IGP.

La disponibilità di prodotto si accompagna a un andamento negativo delle quotazioni. Nello stesso periodo, il prezzo medio del vino italiano è diminuito del 10% su base annua, mentre quello dei vini DOP ha registrato una flessione del 7%, raggiungendo 1,57 euro al litro.

Secondo TEHA, il problema riguarda soprattutto la distanza tra i volumi presenti sul mercato e la capacità della domanda di assorbirli.

“Si tratta – ha aggiunto Benedetta Brioschi – di un disallineamento tra volumi disponibili e capacità di assorbimento della domanda che rischia di trasferire la pressione economica lungo tutta la filiera fino alla componente agricola. Per questo l’internazionalizzazione assume un ruolo centrale: non soltanto per aumentare i volumi venduti, ma per accrescere il valore generato dal vino italiano”.

Intelligenza artificiale ancora marginale nelle attività produttive

Tra gli aspetti analizzati da Visione Vino 2026 figura anche il rapporto delle imprese e dei consumatori con l’intelligenza artificiale.

Soltanto tre cantine italiane su dieci utilizzano o stanno sperimentando strumenti di IA, mentre il 49% non ne fa ancora uso.

Nelle aziende che hanno già adottato queste tecnologie, le applicazioni riguardano prevalentemente le attività commerciali e di comunicazione.

Il 50,7% le impiega nel marketing e nella comunicazione, mentre il 35,6% le utilizza per analizzare i dati di vendita. Seguono la promozione enoturistica, con il 16,4%, la previsione della domanda, al 13,7%, e la gestione dell’export, all’11%.

L’adozione è invece più contenuta nelle attività direttamente legate al vigneto: l’8,2% delle aziende utilizza l’IA per l’agricoltura di precisione e il 4,1% per il monitoraggio climatico.

I consumatori utilizzano il digitale per scoprire vini e produttori

Il rapporto evidenzia un interesse più diffuso verso le tecnologie digitali da parte dei consumatori.

Il 48,6% utilizza almeno occasionalmente strumenti digitali legati al vino. Le applicazioni più frequenti riguardano la ricerca di informazioni e recensioni, indicata dal 53,1%, e la scoperta di nuovi vini e produttori, al 43,2%. Gli acquisti online rappresentano invece il 28,7%.

Tra coloro che già utilizzano strumenti digitali dedicati al vino, il 40% ricorre all’intelligenza artificiale o si dichiara molto propenso a utilizzarla per pianificare, organizzare e prenotare esperienze enoturistiche.

I dati mostrano una distanza tra le applicazioni sviluppate dalle cantine e le abitudini dei consumatori, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’enoturismo.

Il rapporto TEHA descrive quindi un settore nel quale il ricambio generazionale e il rafforzamento delle competenze aziendali possono favorire gli investimenti, mentre le tensioni sul mercato richiedono una maggiore capacità di valorizzare il prodotto. In questo scenario, aggregazione tra imprese, internazionalizzazione e innovazione tecnologica rappresentano i principali ambiti di intervento individuati dalla Community Visione Vino.

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