VINI E DINTORNI – Il mercato del sake vive una stagione di piena fioritura: la passione per la bevanda emblema della tradizione giapponese è sbocciata progressivamente, omogeneamente diffusa in ogni angolo del globo e non a caso.
L’exploit è frutto di un lavoro che ha visto le istituzioni nipponiche, prima ancora degli stessi produttori e delle associazioni di categoria, impegnati in campagne di comunicazione mirate e dirette ad interlocutori chiave, in grado di recepire e supportare la narrazione di un pezzo importante della tradizione del Sol Levante.
La nota bevanda alcolica prodotta dalla fermentazione del riso che il 4 dicembre scorso è entrata nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, ha conquistato culture distinte e distanti occupando uno spazio sempre più significativo tra le abitudini gourmet di diversi paesi, mostrando tutto il suo appeal e la versatilità negli abbinamenti.
Per accrescerne la conoscenza la Japan Sake and Shochu Makers Association (SSJ) ha rafforzato le partnership con l’Association de la Sommellerie Internationale (ASI) e l’Union de la Sommellerie Française (UDSF) puntando alla formazione e informazione soprattutto di figure professionali dell’alta ristorazione di tutto il mondo, coinvolgendole in degustazioni, masterclass, incontri ed eventi dedicati sia ad operatori del settore che ad addetti ai lavori. E poi la partecipazione in occasione di fiere internazionali tra cui ProWein, ProWine São Paulo,Warsaw Wine Experience, Wine Paris e Vinitaly e l’istituzione del World Sake Day che si celebra il 1° ottobre.
Un impegno che ha avuto i suoi effetti come confermano i dati sulle esportazioni del 2024 con un valore totale che ha raggiunto 43,5 miliardi di JPY e un aumento del +6% rispetto all’anno precedente. 3,45 milioni le casse spedite (ciascuna equivalente a 9 litri) in ben 80 paesi, 19 le nuove destinazioni dal 2020, con il valore dell’export cresciuto di 1,8 volte, il prezzo unitario medio di 1,3 volte e un segmento premium che ha capitalizzato più degli altri (dati SSJ)
Escludendo cinesi e coreani che con circa 5 milioni di litri importati nel 2024 restano i più grandi acquirenti al mondo, tra i principali protagonisti del successo del sake figurano il Nord America (+27%) e l’Europa occidentale (+18%), con il Regno Unito che ha visto triplicare negli ultimi 5 anni le importazioni e a seguire la Francia, dove sono cresciute di 2,6 volte.
Anche l’Italia, quinto mercato di sbocco in Europa, ha visto un’impennata della presenza del sake nei consumi e nelle carte dei ristoranti se si pensa che nel 2011 ne importava dal Giappone 74mila litri e nel 2024 sono diventati ben 384mila con un incremento in dieci anni del 180%. Nonostante negli ultimi due anni le quantità siano rimaste più o meno stabili il giro d’affari ha continuato a crescere, sfiorando l’anno scorso i 269 milioni di euro, il 117% in più rispetto al 2023 e il 362% in più rispetto al 2014.
Oggi si registra anche un crescente impiego nell’ambito della Mixology con tante possibilità di accostamenti nella miscelazione: come i vini anche i sake possono infatti essere molto diversi tra loro per tipo di acqua, lieviti, e di funghi impiegati nel processo produttivo (i famosi Koji), ma anche per modalità e temperatura di fermentazione, tecniche di filtrazione e durata di affinamento. L’ampio ventaglio di alternative disponibili, spaziando dai più secchi ai più dolci, li rende estremamente attraenti per la creazione di cocktail innovativi e inediti.
Le prospettive per il futuro secondo gli analisti sono sicuramente positive con una previsione di un mercato globale del sake che dovrebbe raggiungere i 10,7 miliardi di dollari entro il 2028. Intanto per il 2025 la Japan Sake and Shochu Makers Association punta ad accelerare l’espansione in America Latina, Europa orientale e Asia sud-orientale per guidare un’ulteriore crescita delle esportazioni.
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