Dietro ogni bicchiere si nasconde una storia. Può parlare di lavoro equo, tutela dei diritti, agricoltura responsabile. Ma anche raccontare il futuro: quello delle Terre Alte, delle nuove generazioni che cercano accesso alla terra, delle donne sempre più protagoniste nel settore vitivinicolo.
Da questi temi riparte Slow Wine Fair 2026, in calendario dal 22 al 24 febbraio a BolognaFiere. L’evento si svolgerà ancora una volta insieme a SANA Food, format B2B dedicato alla sana alimentazione fuori casa. La manifestazione internazionale, organizzata da BolognaFiere su idea di Slow Food, esporrà oltre 1.000 cantine italiane e internazionali con più di 5.000 etichette, affiancate da convegni e masterclass.
Quattro appuntamenti nell’Arena Reale Mutua per affrontare il “vino giusto”
Nell’Arena Reale Mutua (Padiglione 15A) si terranno quattro conferenze pensate per dare corpo ai temi centrali dell’edizione 2026. Momenti di confronto e racconto per esplorare diverse prospettive sul concetto di vino giusto.
Zuppi e Petrini incontrano i giovani vignaioli
Domenica 23 febbraio alle 14:00 la fiera dedica una delle conferenze principali alla responsabilità ambientale e generazionale. Il Cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini dialogheranno con i giovani partecipanti per costruire un presente in cui il “giusto” sia il punto centrale dell’azione di ogni individuo che crede nel valore della comunità.
L’incontro informale, condotto da Mario Marazziti, portavoce Comunità Sant’Egidio, offre l’occasione per riflettere sul significato del “giusto” e sulla responsabilità di costruire comunità attente alla terra e alle persone.
Dal caporalato all’inclusione: le due facce del lavoro in vigna
Sabato 22 febbraio alle 14:00 si parte dal tema “Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere”. Un vino può dirsi davvero “buono” se arriva sulle tavole dopo ore, giorni, mesi di sfruttamento di persone spesso “invisibili” per il nostro Paese?
La conferenza mette al centro le forme di sfruttamento come il caporalato e le azioni concrete di chi rifiuta questo sistema. Tra i cambiamenti rilevanti nella viticoltura c’è il ricambio della manodopera: le forze lavoro locali e i pensionati hanno ceduto il posto a lavoratori immigrati.
Questi ultimi presentano spesso una vulnerabilità lavorativa e sociale – permessi di soggiorno brevi, scarsa conoscenza della lingua e dipendenza dagli intermediari – che li rende più facilmente ricattabili. Ma dalla viticoltura arrivano anche esempi positivi di integrazione lavorativa e inclusione, di lavoro giusto ed equamente retribuito, di percorsi di crescita individuale e collettiva.
L’obiettivo è dare voce a queste esperienze per raccontare un’altra idea di viticoltura che metta i diritti al centro. Intervengono Irene de Barracuia, Advocacy and Communication officer di Lideres Campesinas (organizzazione statunitense che si dedica all’empowerment e alla difesa dei diritti delle donne migranti che lavorano in agricoltura), Maria Cristina Galeasso, coordinatrice di Accademia della Vigna (progetto che integra formazione, lavoro e responsabilità sociale per favorire opportunità di impiego etico e di qualità), Yvan Sagnet, Cavaliere del Lavoro e Presidente NOCap (associazione che promuove filiere etiche e sostenibili, condizioni di lavoro dignitose e rispetto dei diritti umani in agricoltura), e Luca Rondi, giornalista di Altreconomia e autore di Uva nera, inchiesta sul caporalato nelle Langhe.
Donne protagoniste: dalla marginalità alla leadership nel vino
Sabato 22 febbraio alle 16:30 è il turno di “L’uva è donna”. Il settore vitivinicolo è stato fino a pochi decenni fa un mondo a trazione maschile, dove risultava impensabile vedere viticoltrici, enologhe, winewriter o donne impegnate in altre professioni.
Ora la situazione sta cambiando. Le donne del vino guadagnano lentamente terreno. Numerose cantine sono governate da figure femminili. Nonostante gli stereotipi di genere continuino a esistere, il vino valorizza sempre più il ruolo della donna.
Si assiste a una crescente trasformazione con maggiore presenza femminile nel settore: produttrici, sommelier, influencer e ambasciatrici del vino contribuiscono con il loro lavoro a superare pregiudizi storici e sociali. Come si manifesta questa nuova leadership? Quali differenze rispetto a quella maschile? Quali prospettive future?
Partecipano Laura Donadoni, giornalista e scrittrice, autrice di Intrepide. Storie di donne, vino e libertà e di Basta una goccia. Storie di gastronome ribelli (Slow Food Editore), Amelia Birch, sommelier e imprenditrice nel mondo del vino, nota soprattutto come fondatrice e proprietaria di Famelia (wine bar e bottle shop situato a Sydney dove si servono esclusivamente vini prodotti da donne), e Franca Miretti, produttrice di vino presso la Cantina del Pino a Barbaresco (Cn).
Montagna e viticoltura: quando il vino crea comunità
Lunedì 24 febbraio alle 10:00 chiude il ciclo “Terre alte: quando il vino si fa comunità”. La viticoltura rappresenta un pilastro della strategia per il futuro delle Terre Alte, ambito centrale nella visione di Slow Food.
Attraverso la viticoltura, la rigenerazione della montagna prende forma con un’agricoltura contemporanea che sa guardare al futuro e al passato. Un modello capace di tenere insieme rispetto per l’ambiente, memoria dei saperi e legami con le comunità locali.
Il vino diventa così non solo un prodotto, ma un fatto sociale: occasione di incontro, racconto e identità condivisa. Scenario dove il ruolo dei giovani vignerons, con forte legame al proprio territorio, diventa fondamentale per riscoprire e reinterpretare le aree marginalizzate.
Tornare a coltivare in questi luoghi dimenticati significa anche presidiare il territorio, conservare il paesaggio, contrastare l’abbandono e ricostruire tessuti sociali fragili. La viticoltura nelle Terre Alte, accanto alla pastorizia e all’agricoltura di montagna, può affermarsi come uno dei pilastri della cultura e dell’economia locali, capace di generare valore non solo economico, ma anche umano e comunitario.
Intervengono Donatella Murtas, direttrice di ITLA Italia Aps (International Terraced Landscapes Alliance Italia), Samuele Heydi Bonanini, referente del Presidio Slow Food dello Sciacchetrà, Claudio Zucchino, produttore di Jujuy, Argentina, parte della comunità di Enoturismo Sostenible de la Quebrada, azienda Viñas de Uquia, e Andrea Peradotto, azienda agricola Pian di Stintino, Tredozio.
Due conferenze online per preparare l’evento
Prima dell’appuntamento fieristico, un ciclo di conferenze online accompagna il pubblico in un percorso di approfondimento sui valori del vino buono, pulito e giusto. Il programma affronta in modo trasversale le dimensioni ambientali e sociali della produzione vitivinicola.
Il primo incontro è fissato per il 28 gennaio alle 18 con “Il vino slow a 360 gradi”. L’appuntamento ripercorre l’evoluzione dei temi al centro dell’evento: si parte dal rapporto tra vino e cambiamento climatico, si passa all’importanza della fertilità del suolo, fino ad ampliare lo sguardo considerando tutta la filiera produttiva (incluso il packaging). L’obiettivo finale è approdare al concetto di vino giusto, capace di tutelare le risorse naturali e di contribuire allo sviluppo delle comunità locali.
Guidano i partecipanti Adriano Zago (enologo, agronomo, fondatore di Cambium, azienda che supporta lo sviluppo delle attività biodinamiche), Marta Mendonca (Head Manager & Impact di Porto Protocol, rete globale di aziende e organizzazioni impegnata a condividere conoscenze e soluzioni pratiche per affrontare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità nel settore del vino), e Francesco Sottile, Vicepresidente di Slow Food Italia.
Il secondo appuntamento è previsto per l’11 febbraio alle 18 con “Vino e giustizia sociale”. La riflessione si concentra sulla dimensione lavorativa nel mondo del vino: rapporti equi tra vitivinicoltori e dipendenti, tutela dei diritti, sicurezza e retribuzione adeguata alla qualità e quantità del lavoro svolto. Temi centrali in un settore agricolo dove lo sfruttamento rimane ancora una realtà diffusa.
Intervengono Christian Buono di CoopEra (organizzazione della Catalogna che promuove il modello cooperativo come alternativa economica e sociale basata sui principi della cooperazione, della democrazia e della sostenibilità), Maria Panariello dell’associazione Terra! Aps (impegnata a livello internazionale nella transizione verso sistemi alimentari basati su giustizia sociale e ambientale), e Francesco Pascale della Cooperativa Terra Felix, che porta avanti la tradizione dell’Alberata d’Asprinio, Presidio Slow Food (sistema di coltivazione della vite tipico del paesaggio della zona tra Napoli e Caserta, l’agro aversano).
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