La Nuova Zelanda ha lanciato una petizione per ottenere la prima emoji dedicata al vino bianco. L’iniziativa, chiamata “The Great White Wine Toast” e promossa da New Zealand Winegrowers, accende i riflettori sul ruolo sempre più importante che comunicazione digitale e linguaggi visuali stanno assumendo anche nel settore vitivinicolo.
Dietro quella che potrebbe sembrare una semplice campagna social emerge infatti una riflessione più ampia: il mondo del vino sta cercando nuovi strumenti espressivi per restare presente all’interno delle conversazioni globali. Non soltanto territori, denominazioni, tecnicismi e ritualità, ma anche simboli immediati, riconoscibili e facilmente condivisibili nell’ecosistema digitale quotidiano.
La richiesta nasce da una constatazione curiosa ma significativa: oggi esistono emoji dedicate al vino rosso, allo Champagne e ai cocktail, mentre il vino bianco non dispone ancora di un simbolo dedicato, nonostante il crescente peso che ricopre nei consumi internazionali. Un’assenza che la Nuova Zelanda punta a trasformare in una questione di rappresentazione culturale.
“La cultura del vino si è evoluta, ma le nostre emoji no”, ha dichiarato Charlotte Read, General Manager Brand di New Zealand Winegrowers. “Il vino rosso ha una emoji. Lo Champagne ha una emoji. I cocktail ne hanno diverse. Ma uno degli stili di vino oggi più diffusi al mondo, il vino bianco fresco e vibrante, non ha ancora una propria voce.”
La campagna arriva in una fase in cui il vino bianco continua a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali, intercettando modelli di consumo sempre più orientati verso freschezza, immediatezza, bevibilità e convivialità informale.
Non è casuale che sia proprio la Nuova Zelanda a guidare questa iniziativa: circa il 95% dell’export vinicolo del Paese riguarda infatti vini bianchi e il Sauvignon Blanc è diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili del vino contemporaneo globale.
L’aspetto più interessante della campagna, però, va oltre il semplice marketing territoriale. L’iniziativa mette infatti al centro il rapporto tra vino e linguaggi culturali contemporanei. Oggi il settore non compete soltanto sugli scaffali o nelle carte dei ristoranti, ma anche all’interno dei codici visuali che attraversano social network, piattaforme digitali e comunicazione quotidiana.
In questo contesto, anche una emoji può trasformarsi in un elemento di riconoscibilità simbolica: uno strumento capace di rendere il vino presente dentro conversazioni sempre più rapide, sintetiche e visuali, dove il linguaggio tradizionale del settore spesso fatica a trovare spazio.
La proposta prevede inoltre una distinzione grafica rispetto all’attuale emoji del vino rosso: non soltanto un diverso colore del vino, ma anche un calice dalla forma più stretta nella parte superiore, pensato per richiamare il profilo aromatico e la freschezza tipici dei vini bianchi.
Adesso la proposta dovrà passare attraverso il vaglio del Unicode Consortium, l’organismo internazionale che definisce gli standard globali degli emoji. Per ottenere l’approvazione sarà necessario dimostrare rilevanza culturale, utilizzo diffuso e una reale necessità rispetto ai simboli già esistenti.
Al di là dell’esito finale, “The Great White Wine Toast” racconta già una trasformazione significativa: il vino contemporaneo sta cercando nuovi alfabeti per mantenere la propria riconoscibilità all’interno di una comunicazione sempre più veloce, globale e visuale.
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