venerdì, Aprile 3, 2026
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Eleganza e misura nella Valpolicella orientale alla Torre di Terzolan

In Val Squaranto, Torre di Terzolan costruisce una lettura della Valpolicella orientata alla misura e alla leggibilità.

Certi territori del vino non emergono tutti insieme. Alcuni si affermano presto, altri costruiscono la propria leggibilità per gradi, attraverso una sedimentazione lenta che alla fine restituisce qualcosa di più preciso. La Val Squaranto appartiene a questa seconda categoria: una vallata orientale della Valpolicella che ha percorso una strada più silenziosa rispetto ad altre zone della denominazione, e che oggi torna a essere guardata con attenzione crescente.

La valle si inserisce nel sistema di valli parallele che tagliano la Valpolicella da nord a sud. A ovest si apre la zona classica, a est la Valle Tramigna ne segna il confine. La Val Squaranto occupa la fascia orientale, con vigneti collocati tra i 300 e i 400 metri di quota: uno scarto significativo rispetto alle aree di fondovalle, che si traduce in condizioni climatiche ben definite. La Lessinia garantisce una ventilazione costante, le escursioni termiche tra giorno e notte incidono direttamente sulla maturazione delle uve, e il territorio — dove boschi, prati e colture diverse si alternano al vigneto — mantiene un equilibrio che favorisce anche l’appassimento naturale, senza bisogno di interventi forzati. La presenza diffusa dell’acqua contribuisce a definire l’identità complessiva del luogo.

Torre di Terzolan, in località Mizzole

In questo contesto si trova Torre di Terzolan, una tenuta in località Mizzole che porta con sé secoli di storia senza che questa pesi come un’eredità immobile. Le origini risalgono al Trecento, quando il complesso nasce come torre di caccia scaligera. Nei secoli successivi si amplia e acquisisce una vocazione agricola — vino e olio — già documentata in epoca rinascimentale. La cantina nella sua forma attuale risale al Cinquecento.

La trasformazione contemporanea è opera di Roberta Previdi, architetto, che insieme al marito ha rilevato la proprietà consolidando progressivamente le quote detenute dalla famiglia fin dagli anni Settanta. È stata lei a occuparsi in prima persona della ristrutturazione, orientando il progetto verso una realtà capace di tenere insieme produzione agricola e accoglienza di alto profilo. Il percorso ha preso forma nel tempo: prima l’olio, avviato negli anni Novanta, poi una fase di conferimento delle uve, infine il vino, che diventa scelta strutturata nel 2015.

Gli interni conservano le stratificazioni di epoche diverse: affreschi che mostrano i segni del tempo, ambienti con decorazioni attribuite a Zenatello, spazi che nel corso degli anni hanno accolto figure del mondo della cultura. All’esterno, un sistema di canali in pietra attraversa la proprietà collegando un bacino superiore al fondovalle; l’acqua scorre tra prato, parco e vigneti come elemento costitutivo del paesaggio, non come dettaglio accessorio.

Vigna, cantina, anfora

I vigneti sono quasi tre ettari, divisi in quattro parcelle con nomi carichi di riferimenti: la Mezzaluna, la Pala — che richiama la pala d’altare della chiesa vicina — il Brolo e il Binte, il più recente, il cui nome deriva dal cimbro e significa “vento”. La conduzione è biologica, coerente con un approccio al territorio che precede la certificazione stessa. Le varietà sono quelle storiche della Valpolicella: Corvina, Corvinone, Rondinella, con una presenza di Croatina, distribuite in base a suoli ed esposizioni. I sistemi di allevamento alternano tre Guyot e una pergola.

La raccolta avviene per selezione progressiva, con più passaggi sulla stessa parcella, seguendo la maturazione reale. La produzione si mantiene tra le 12.000 e le 13.000 bottiglie, a cui si affiancano circa sei ettari di oliveto.

La cantina si sviluppa sotto la tenuta, in parte scavata nella roccia, e percorre gli spazi della proprietà attraverso un corridoio sotterraneo continuo. Gli ambienti in pietra calcarea vengono utilizzati rispettando la loro funzione originaria. Il ciclo dell’affinamento include anche la neviera, un tempo destinata alla conservazione del ghiaccio e oggi integrata negli spazi produttivi, esempio concreto di continuità d’uso che non richiede forzature per giustificarsi.

L’approccio in cantina lavora per riduzione: l’acciaio governa le fasi iniziali, il legno contribuisce a costruire struttura, l’anfora in ceramica Tava mantiene una lettura più diretta del frutto e del suolo, preservandone freschezza e definizione. Non è una gerarchia tra materiali, ma una ricerca di equilibrio che cambia a seconda del vino.

L’appassimento avviene nel fruttaio storico, dove la ventilazione naturale della valle attraversa gli spazi in modo costante. Solo in presenza di criticità legate all’umidità il processo viene supportato da ventilazione meccanica, usata per ristabilire le condizioni ottimali senza alterarne la natura.

I vini

Il Valpolicella DOC 2025 Biologico nasce da Corvina 65%, Corvinone 25% e Rondinella 10%, affinato esclusivamente in anfora per circa cinque mesi. È un vino immediato e vibrante, con frutto di ciliegia fresca e una componente minerale che allunga il sorso.

Il Valpolicella Superiore 2020 mantiene lo stesso uvaggio e introduce un primo livello di concentrazione attraverso un breve appassimento, con affinamento tra legno e anfora. Il profilo si approfondisce senza perdere tensione: frutto più scuro, nota balsamica riconoscibile, acidità che sostiene il sorso. La 2019, sulla stessa base varietale, mostra maggiore integrazione ed evoluzione: amarena e spezie più decise, chiusura tesa e coerente.

L’Amarone DOCG 2018 nasce da Corvina 50%, Corvinone 40% e Rondinella 10%, da vigneti più vecchi, con vinificazione avviata a dicembre e affinamento di circa 36 mesi tra barrique francesi nuove e anfore. Profilo ampio, balsamico, con richiami alla liquirizia, materia ricca ma controllata. La 2017, stesso uvaggio, affina esclusivamente in barrique francesi nuove: registro più austero e verticale, meno espansivo, più teso.

Il Ripasso non è in produzione, non come scelta ideologica ma come conseguenza del lavoro impostato a monte. Non si aggiunge struttura per via esterna: si lavora perché il vino resti leggibile. Le annate vengono lasciate esprimere nella loro direzione — il 2018 più aperto, il 2017 più contratto — senza ricondurle a uno schema.

È una Valpolicella che non rinnega la tradizione, ma la mette in tensione, la asciuga, la riconduce a una misura più definita.

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