Nel 2025 il consumo di alcol in Italia si manterrebbe complessivamente stabile nei valori, ma mostrerebbe una trasformazione nelle modalità di assunzione.
È quanto emerge dal rapporto ISTAT “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol – Anno 2025”, secondo cui il 15,1% della popolazione presenterebbe almeno un comportamento a rischio, equivalente a oltre 8 milioni di individui, un dato in linea con quello registrato negli anni precedenti.
A cambiare non sarebbero quindi i livelli complessivi, quanto piuttosto le forme di consumo: si registrerebbe una diminuzione del consumo quotidiano oltre le soglie raccomandate, accompagnata da un aumento di modalità più episodiche e concentrate.
Entrando nel dettaglio, l’8,3% della popolazione evidenzierebbe un consumo abituale eccedentario, mentre l’8,2% sarebbe coinvolto in episodi di binge drinking. Nell’arco dell’ultimo decennio, queste due tendenze si sarebbero progressivamente avvicinate: da un lato il calo del consumo quotidiano oltre i limiti, dall’altro la crescita del consumo concentrato, fino a rendere i due comportamenti quasi equivalenti.

Età e modelli di consumo
L’analisi per fasce d’età restituisce un quadro articolato. Comportamenti a rischio emergerebbero tra gli adolescenti (15,4%), tra giovani e adulti fino ai 44 anni (17%) e tra gli over 65 (17,2%). Tuttavia, le modalità con cui tali comportamenti si manifesterebbero delineano modelli differenti.
Tra i più giovani, il consumo risulterebbe meno frequente ma più concentrato e spesso scollegato dal contesto del pasto. In questa fascia, inoltre, le differenze tra uomini e donne sarebbero contenute – 15,8% contro 15,1% tra gli 11 e i 17 anni – indicando un approccio più uniforme rispetto alle generazioni adulte. Si tratterebbe quindi di un consumo legato soprattutto a occasioni specifiche, più che alla quotidianità.

Percezione del rischio
Nelle fasce di età più avanzata, il consumo eccedentario si inserirebbe prevalentemente in abitudini consolidate e si verificherebbe soprattutto durante i pasti, riguardando in particolare il vino. Le incidenze raggiungerebbero il 49,8% tra gli uomini e il 68% tra le donne.
In questo contesto, il comportamento tenderebbe a non essere percepito come rischioso, ma come parte integrante della normalità alimentare. Al contrario, tra i più giovani il consumo assumerebbe forme diverse, potenzialmente più consapevoli ma anche più concentrate.
Dimensione geografica e fattori socio-culturali
Tra gli adulti di età compresa tra 25 e 64 anni, i comportamenti a rischio mostrerebbero una distribuzione differenziata in base alle modalità di consumo: quello episodico e concentrato risulterebbe più diffuso tra chi possiede livelli di istruzione più elevati, mentre il consumo abituale eccedentario sarebbe maggiormente presente tra chi ha un titolo di studio più basso.
Nella popolazione over 65, invece, il consumo a rischio risulterebbe più elevato tra le persone con livelli di istruzione medio-alti, evidenziando una dinamica diversa rispetto alle fasce d’età centrali.
Accanto alla variabile anagrafica, emergerebbe anche una componente territoriale. I livelli più elevati di consumo a rischio si registrerebbero nel Nord, in particolare nel Nord-est (17,9%), mentre sarebbero più contenuti nel Mezzogiorno. Inoltre, l’incidenza risulterebbe maggiore nei piccoli comuni, dove raggiungerebbe il 17,4%, rispetto alle aree metropolitane.
Il fenomeno si inserirebbe in un contesto più ampio di cambiamento degli stili di vita. Il rapporto ISTAT segnala infatti che il 46,4% degli adulti sarebbe in eccesso di peso, un dato stabile nel breve periodo ma in crescita nel lungo termine, sostenuto dall’aumento dei casi di obesità.
Leggi l’articolo anche su Horecanews.it

