Il vino si conferma la bevanda alcolica preferita dai francesi, secondo quanto rilevato dal barometro SOWINE 2026, realizzato in collaborazione con Dynata su un campione di 1003 persone tra i 18 e i 65 anni. Per il terzo anno consecutivo occupa la prima posizione con il 52% delle preferenze, superando birra (51%) e Champagne (34%).
Un primato che rimane, ma che non indica una reale stabilità. Rispetto al 2025, infatti, il vino perde sei punti. Anche la birra registra una flessione (-5), segnalando una contrazione più generale dei consumi di alcolici, piuttosto che un semplice riequilibrio tra categorie. Il vino continua a essere centrale nell’immaginario, ma meno presente nelle abitudini quotidiane.

Una leadership meno legata alla frequenza
Il 77% dei francesi dichiara di consumare vino almeno una volta all’anno, dato in calo di tre punti rispetto all’anno precedente. L’analisi per genere evidenzia dinamiche differenti: tra gli uomini la quota scende all’82% (-5 punti), mentre tra le donne il vino mantiene una posizione più solida, risultando la bevanda preferita dal 47% del campione.
Non si tratta soltanto di una riduzione quantitativa, ma di un cambiamento nella funzione del vino: la penetrazione resta ampia, ma la frequenza si riduce. Il vino continua a essere scelto, ma con minore regolarità, uscendo progressivamente dalla dimensione quotidiana.
Aumenta il non-consumo
Il 18% dei francesi dichiara di non consumare alcolici, in crescita di un punto. Anche in questo caso, il dato più rilevante emerge dalla distribuzione: l’aumento riguarda soprattutto gli uomini (+5%), mentre tra le donne si registra una lieve diminuzione (-2%).
Non si tratta di una variazione marginale, ma di un segnale strutturale. Il comparto del vino, così come quello delle bevande alcoliche in generale, si trova a confrontarsi con una riduzione della base di consumo. La questione non riguarda più soltanto le preferenze, ma il consumo stesso.
Sparkling e cocktail intercettano il cambiamento
All’interno di questo scenario emergono dinamiche differenti tra le categorie. Gli sparkling wines registrano una crescita significativa, arrivando al 22% delle preferenze (+10 punti rispetto al 2025). Parallelamente, l’82% dei consumatori francesi dichiara di consumarli, contro il 67% rilevato nel 2015.
Anche i cocktail mostrano un lieve incremento (29%, +1), confermando una tendenza già osservata in altri mercati. Si tratta di categorie che intercettano un modello di consumo diverso: più occasionale, più leggero e orientato alla socialità. Non sostituiscono il vino, ma ne ridefiniscono le modalità di consumo.
I colori del vino tra stabilità e funzioni diverse
Tra i consumatori, il vino bianco rimane il più diffuso (91%), seguito da Champagne (87%) e rosé (85%), tutti stabili rispetto al 2025. Il vino rosso registra una lieve flessione (83%), ma resta quello con la frequenza di consumo più elevata: il 30% dei francesi dichiara di berlo una o più volte a settimana, contro il 22% del bianco.
Questi dati suggeriscono una differenziazione interna alla categoria: il rosso si conferma legato a un consumo più abituale, il bianco appare più trasversale e accessibile, mentre gli sparkling rappresentano uno spazio di crescita e rinnovamento.

Cambia la funzione del vino
Nel complesso, i dati del barometro SOWINE 2026 non indicano un crollo del vino in Francia, ma una trasformazione più graduale. Il vino mantiene il suo ruolo di riferimento sul piano culturale e simbolico, ma perde centralità nella quotidianità.
A crescere sono invece modalità di consumo più episodiche, leggere e legate alla socialità. In questo contesto, il dato più significativo non è tanto il 52% delle preferenze, quanto la diminuzione della frequenza e l’aumento dei non-consumatori. Il vino non scompare, ma cambia ruolo: da abitudine consolidata a scelta sempre più legata all’occasione.
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