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Stagnone di Marsala, due masterclass tra vino, territorio e identità mediterranea

A Rotte Mediterranee, Cantine Fina e Cantine Birgi - Feudo Stagnone hanno raccontato due letture complementari della viticoltura marsalese tra mare, vento, suoli e varietà autoctone

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Lo Stagnone emerge come una delle chiavi attraverso cui rileggere oggi il territorio marsalese. A raccontarne il ruolo sono state due masterclass ospitate il 19 giugno scorso alla Stazione Marittima di Napoli, nell’ambito di Rotte Mediterranee. Terra Mare Visione, il nuovo format promosso dal Gambero Rosso per celebrare i quarant’anni del gruppo editoriale.

Foto: Pixabay 

Guidate da Giuseppe Carrus, curatore della guida Vini d’Italia, le degustazioni “Racconto di luce e vento del respiro mediterraneo”, dedicata a Cantine Fina, e “Mar Sale. Il Mediterraneo nel calice visto dallo Stagnone”, firmata Cantine Birgi – Feudo Stagnone, hanno offerto due interpretazioni di uno dei paesaggi viticoli più caratteristici della Sicilia occidentale.

Il mare come fattore identitario

Tra la laguna dello Stagnone, le saline e la costa trapanese si definisce un equilibrio ambientale in cui mare, vento, luce e suoli incidono profondamente sulla viticoltura locale. È un insieme di elementi che riporta l’attenzione su un tema sempre più centrale.

Se negli ultimi anni l’altitudine è diventata uno dei principali parametri per interpretare qualità e capacità evolutiva dei vini, questo areale propone una prospettiva diversa: anche la costante influenza del mare, la ventilazione e la particolare natura dei suoli possono imprimere un’identità altrettanto riconoscibile.

Da questa premessa si sono sviluppati due percorsi distinti.

Da sinistra Federica Fina e Giuseppe Carrus

Cantine Fina: vitigni, memoria e capacità evolutiva

Con la degustazione guidata da Federica Fina, Cantine Fina ha messo in relazione la storia dell’azienda con alcuni dei temi che attraversano oggi la viticoltura siciliana: la longevità dei grandi bianchi, il recupero del patrimonio varietale e la valorizzazione delle uve autoctone.

Il Grillo Firma del Tempo ha evidenziato la capacità del vitigno di affrontare lunghi percorsi evolutivi, mantenendo profondità ed equilibrio.

Il Catarratto Fiorente ha riportato al centro una delle varietà storiche della Sicilia occidentale, riletta attraverso un profilo teso e sapido. Il Vitrarolo, invece, ha raccontato il recupero di una varietà reliquia tornata in produzione dopo un lungo lavoro di ricerca. Memoria, ricerca e capacità evolutiva convivono così all’interno della stessa idea di viticoltura.

Da sinistra Giuseppe Figlioli e Giuseppe Carrus

Feudo Stagnone: il luogo al centro del racconto

L’approccio di Cantine Birgi è partito invece dal luogo. Nella degustazione guidata dall’enologo e direttore tecnico Giuseppe Figlioli, presidente di Assoenologi Sicilia, la storica cooperativa fondata nel 1964 ha presentato Feudo Stagnone, il marchio territoriale attraverso cui intende oggi valorizzare i vigneti della Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone.

Con circa mille soci conferitori, 2.800 ettari vitati e oltre quattro milioni di bottiglie prodotte ogni anno, Birgi rappresenta una delle realtà cooperative più importanti della Sicilia occidentale. Feudo Stagnone concentra l’attenzione sugli oltre 800 ettari della riserva, dove i vigneti crescono a livello del mare, su suoli sabbiosi, calcarei e limoso-argillosi, costantemente esposti all’azione del vento e della laguna.

Il Grillo 2025 ha restituito con chiarezza questa impronta, coniugando freschezza e una progressione sapida ben definita.

Il Perricone 2023 ha valorizzato una delle varietà storiche della Sicilia occidentale attraverso una lettura equilibrata e contemporanea del vitigno. A completare il percorso, tra le etichette ha lasciare il segno il Metodo Classico Blanc de Blancs Dosage Zéro 2020, ottenuto da Chardonnay coltivato sulle alture gessose di Castellammare del Golfo, testimoniando il lavoro di ricerca che la cooperativa sta portando avanti accanto al progetto dedicato allo Stagnone.

Da sinistra Giuseppe Carrus e Giuseppe Figlioli

Due prospettive per leggere lo Stagnone

Le due degustazioni hanno quindi composto un racconto complementare: Cantine Fina parte dai vitigni e dalla loro evoluzione per arrivare al paesaggio, mentre Feudo Stagnone compie il percorso inverso, assumendo il luogo come punto di partenza per costruire la propria identità enologica. In entrambi i casi, nel calice si sono alternati vini tesi e sapidi, sostenuti da una freschezza che accompagna interessanti prospettive evolutive.

Una direzione che dialoga con l’iter avviato dal Consorzio Marsala DOC verso il riconoscimento delle nuove Unità Geografiche Aggiuntive, tra cui proprio lo Stagnone. La crescente attenzione verso i vini fermi, lo sviluppo dell’enoturismo e la definizione di areali sempre più riconoscibili sembrano procedere lungo la stessa traiettoria, ampliando la lettura di un territorio che oggi cerca nuove chiavi di valorizzazione accanto alla propria tradizione storica dei vini liquorosi.

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