HomeAssociazioni, Enti e ConsorziSpumanti siciliani, 140 aziende entrano nella nuova rete regionale

Spumanti siciliani, 140 aziende entrano nella nuova rete regionale

In Sicilia sono attive 140 aziende produttrici di vini spumanti, tra Doc, IGT e varietali, con 330 etichette presenti sui mercati nazionali e internazionali. I dati, aggiornati al 2025, provengono dall’Osservatorio IRVO e sono stati presentati da Francesca Salvia.

Il Metodo Charmat copre il 54% della produzione, mentre il Metodo Classico rappresenta il restante 46%. La distribuzione per denominazione vede al primo posto l’IGT Terre Siciliane, con il 49,1%, seguita dalla DOC Sicilia, al 29,3%, e dalla DOC Etna, al 20,4%. Gli spumanti bianchi costituiscono l’86% del totale, mentre i rosati si fermano al 14%.

La DOC Etna è la denominazione che ha registrato l’incremento più rilevante: la sua incidenza è cresciuta dal 9,8% del 2018 al 20,4% del 2025. La tipologia maggiormente prodotta al suo interno è l’Etna Spumante Bianco.

Nel complesso, gli spumanti rappresentano circa l’1% dei vini imbottigliati in Sicilia. Si tratta ancora di una quota limitata, ma il numero delle cantine interessate al comparto è in aumento. Alcune aziende hanno già ottenuto riconoscimenti internazionali, mentre altre si stanno affacciando su un mercato sostenuto dalla crescita dei consumi di vini leggeri e frizzanti.

Il progetto della rete regionale

La produzione spumantistica siciliana è distribuita tra territori differenti: i versanti vulcanici dell’Etna, le colline dell’entroterra, le aree costiere e le isole. La proposta di una mappatura regionale punta a mettere in relazione le produzioni vitivinicole con il patrimonio culturale e naturale dell’Isola, comprendendo siti archeologici, città d’arte, borghi, parchi e gastronomia.

Il progetto è stato presentato durante il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, che si è tenuto lunedì 13 luglio al Madison di Realmonte, nell’ambito di Sicilia in Bolle, manifestazione organizzata da AIS Agrigento e Caltanissetta.

L’incontro, promosso dall’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino (IRVO) insieme ad AIS Sicilia, ha dato avvio alla Rete delle Bollicine Siciliane. La prima fase prevede la definizione di una dichiarazione d’intenti condivisa da produttori, istituzioni e consorzi. Gli spumanti dovranno diventare il punto di partenza per la costruzione di itinerari enoturistici coordinati nei diversi territori regionali.

«Negli ultimi anni le bollicine siciliane – ha detto Giusi Mistretta, commissaria IRVO – hanno dimostrato di possedere una propria identità. Sono il frutto di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza, di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi questa realtà merita di essere valorizzata in maniera organica, per affermare un’immagine collettiva forte e riconoscibile».

La rete si inserisce nelle attività dell’IRVO rivolte al sostegno del sistema vitivinicolo siciliano e segue le strategie dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea. Il percorso è orientato a rafforzare la competitività del comparto, la cooperazione tra i soggetti coinvolti e la riconoscibilità delle produzioni sui mercati nazionali ed esteri.

«In questa direzione l’IRVO ha lanciato il “Manifesto” per creare una Rete delle Bollicine Siciliane – ha continuato Mistretta – un progetto collettivo, aperto e partecipato, per costruire un racconto capace di affermare le Bollicine Siciliane come una categoria riconoscibile, credibile e autorevole, finalizzato a costruire un’offerta enoturistica dedicata, coordinata e di alto livello. La competitività passa attraverso la collaborazione, la capacità di fare sistema e di presentarsi con un’identità condivisa, con questo obiettivo ci facciamo promotori di questo laboratorio di cooperazione tra tutti i protagonisti del mondo vitivinicolo (consorzi, associazioni di produttori) ai quali sottoporremo una “Dichiarazione di Intenti”, per portare avanti una visione comune e rafforzare l’identità delle bollicine siciliane».

Anche il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, ha richiamato il ruolo della collaborazione tra i diversi soggetti del settore.

«Il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane – ha spiegato il presidente AIS Sicilia Francesco Baldacchino – rappresenta un importante esempio di come il dialogo e la collaborazione possano trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano. Il percorso avviato dall’IRVO testimonia la volontà di mettere a sistema competenze, identità e progettualità, con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio enologico che è espressione autentica della nostra terra. Come AIS Sicilia crediamo che fare rete significhi creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle Bollicine Siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile».

La rete dovrà individuare e organizzare le produzioni, mettendole in relazione con i principali luoghi d’interesse dell’Isola. L’elenco comprende l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, le riserve dello Zingaro e di Vendicari, Pantalica, la Valle dei Templi, Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i borghi arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.

Dall’entroterra al Sud-Est

Nella parte centrale della Sicilia, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra agrigentino, la produzione spumantistica si sviluppa in un paesaggio composto da vigneti, colline e altopiani. Il Metodo Classico e il Metodo Charmat vengono impiegati per lavorare Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay.

Tra i luoghi d’interesse culturale e naturalistico dell’area rientrano la Villa Romana del Casale, riconosciuta dall’Unesco, il Lago di Pergusa, i Monti Erei, Morgantina, Sabucina, il Castello di Lombardia, Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.

Nel Sud-Est, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco è utilizzato per la produzione di spumanti aromatici. Il Nero d’Avola viene invece vinificato anche in rosato. In questa parte dell’Isola è in crescita l’impiego del Metodo Classico.

Gli itinerari enoturistici attraversano le cave calcaree, le testimonianze delle città greche e il patrimonio barocco. Tra i siti principali figurano Siracusa, Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo costruito sul Tempio di Atena, il Parco archeologico della Neapolis, la Necropoli rupestre di Pantalica e le città tardo-barocche del Val di Noto, tutte inserite nel patrimonio Unesco. Le aree naturalistiche comprendono invece le riserve di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e della Foce del fiume Irminio.

Pantelleria e la viticoltura ad alberello

Una sezione autonoma della mappa riguarda Pantelleria, caratterizzata da un ambiente naturale protetto e dalla coltivazione tradizionale della vite ad alberello, riconosciuta come patrimonio culturale immateriale Unesco.

Sull’isola, lo Zibibbo in purezza viene impiegato anche nella produzione di spumanti, realizzati prevalentemente con Metodo Charmat. La viticoltura locale è condizionata dal vento, dal sole e dalle caratteristiche ambientali del territorio, nel paesaggio dei dammusi e dei giardini panteschi.

La Sicilia occidentale tra vitigni e siti archeologici

Tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, la produzione della Sicilia occidentale comprende sia il Metodo Charmat sia il Metodo Classico. Le varietà utilizzate sono Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay, Chenin blanc e Pinot grigio, oltre a Nero d’Avola e Pinot Nero.

La compresenza di vitigni autoctoni e internazionali definisce il carattere mediterraneo di quest’area e accompagna la maggiore diffusione di alcune varietà siciliane sui mercati esteri.

Gli itinerari comprendono la riserva delle Isole dello Stagnone di Marsala, le saline di Trapani e Paceco, le riserve dello Zingaro e di Torre Salsa, la Scala dei Turchi e la Valle dei Templi, riconosciuta come sito Unesco. Completano il percorso Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca e i borghi del Belìce.

L’Etna e la produzione sui suoli lavici

Sull’Etna, patrimonio Unesco, la produzione di spumanti è condizionata dai suoli lavici, dalle diverse altitudini e dalla presenza di numerosi microclimi. Il vitigno più rappresentativo è il Nerello Mascalese, vinificato in bianco oppure in rosato per ottenere spumanti DOC Etna con Metodo Classico e un affinamento sui lieviti di almeno 18 mesi. Nell’areale vengono impiegati anche Carricante, Chardonnay e Pinot Nero.

Il percorso enoturistico attraversa borghi in pietra lavica, boschi e territori segnati dalle colate. Le principali tappe comprendono il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, Catania, le Gole dell’Alcantara, Taormina, Naxos, Randazzo, Castiglione di Sicilia e i castelli di Aci Castello e Calatabiano.

La Rete delle Bollicine Siciliane dovrà riunire questi areali in un sistema comune, mantenendo le rispettive differenze. Il vino viene così inserito in un’offerta enoturistica regionale coordinata, come strumento per attraversare paesaggi, produzioni agricole, culture locali e beni storici.

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