Per molti anni il Lagrein è stato considerato un vitigno dalla personalità potente, ma non sempre facile da interpretare. Il colore intenso, la struttura importante e tannini talvolta rustici ne hanno fatto una delle varietà simbolo dell’Alto Adige, senza però spingere un numero elevato di produttori a esplorarne fino in fondo il potenziale qualitativo.
Fino agli anni Ottanta, la sua espressione più diffusa era addirittura quella rosata. La vinificazione in rosso restava marginale e il Lagrein veniva spesso utilizzato per apportare colore e struttura ad altri vini, a partire dal Santa Maddalena.
Negli ultimi decenni, questo quadro è cambiato. Alcune aziende hanno iniziato a interrogarsi sulle possibilità ancora inesplorate del vitigno, lavorando non tanto sulla concentrazione quanto sull’equilibrio, sulla precisione tannica e sulla sua capacità di evolvere nel tempo.
Tra queste realtà c’è la storica cantina Rottensteiner di Bolzano.
Fondata nel 1956 e oggi guidata da Hannes e Judith Rottensteiner, la cantina ha fatto del Lagrein uno degli assi portanti della propria produzione. La ricerca si è sviluppata progressivamente attraverso interpretazioni differenti dello stesso vitigno: dalla versione Classica al Lagrein Gries Riserva Select, fino a Trigon, prodotto in sole 2.000 bottiglie e nato come ulteriore passaggio di questo percorso.

Gries, il cuore storico del Lagrein
Gries è da sempre riconosciuto come il cuore storico del Lagrein. Oggi è uno dei quartieri di Bolzano, ma continua a custodire piccoli appezzamenti vitati incastonati tra le case, frammenti di un paesaggio agricolo che un tempo occupava gran parte della conca.
La menzione Gries, Unità Geografica Aggiuntiva riportata in etichetta, identifica una delle aree più vocate per questa varietà. Il territorio è caratterizzato da un microclima tra i più caldi della provincia e da suoli alluvionali nei quali il porfido contribuisce a definire il carattere dei vini.
Se il Lagrein Riserva della linea classica rappresenta l’interpretazione più tradizionale del vitigno e il Gries Riserva Select nasce dalla selezione delle migliori parcelle della sottozona, Trigon compie un passo ulteriore.

Le uve provengono da un’unica parcella coltivata da oltre trent’anni e la selezione prosegue anche in cantina, fino all’assemblaggio finale. Si tratta, di fatto, di una selezione della selezione.
In vigneto, le rese vengono mantenute volutamente contenute per limitare la naturale vigoria produttiva del Lagrein e concentrare l’attenzione sulla qualità delle uve.
Dopo la fermentazione in vasche di cemento, il vino viene trasferito nelle barrique ancora naturalmente torbido. Una scelta inconsueta per il Lagrein, accolta inizialmente con scetticismo da molti colleghi, convinti che il rischio fosse troppo elevato. «Al massimo avrei perso duemila bottiglie», racconta oggi Hannes Rottensteiner.

Durante i dodici mesi di permanenza in legno, il vino viene sottoposto a bâtonnage. Al termine dell’affinamento, tutte le venti barrique vengono degustate singolarmente e soltanto dieci entrano nell’assemblaggio finale. Segue poi un ulteriore affinamento di diciotto mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Nel calice, Trigon conserva l’identità del Lagrein, ma la interpreta con un registro differente. Il frutto è preciso e profondo, la trama tannica mantiene la propria presenza ma acquista una tessitura più fine, mentre la freschezza accompagna il sorso fino a una chiusura lunga e sapida.
L’impressione è quella di un vino che ricerca eleganza e progressione senza rinunciare alla personalità del vitigno.
Trigon rappresenta oggi il punto più avanzato del percorso che Rottensteiner sta dedicando al Lagrein. La prima annata suggerisce una direzione, non una conclusione. Saranno il tempo e le prossime vendemmie a mostrare se questa lettura del vitigno riuscirà a consolidarsi e quale contributo potrà offrire alla sua evoluzione.
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