martedì, Marzo 17, 2026
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«Noi vendiamo, non svendiamo bollicine»: la strategia della Franciacorta

Nel mondo del vino il cambiamento è una dinamica permanente: evolvono i consumatori, si trasformano i linguaggi e muta il modo in cui il vino viene percepito. Alcuni territori affrontano queste trasformazioni partendo da un presupposto importante: aver costruito nel tempo un sistema capace di interpretare il mercato e di gestirne gli equilibri.

In Franciacorta questo assetto non nasce da un adattamento recente, ma è parte integrante della storia della denominazione. Fin dalla sua nascita, il Consorzio ha avuto un ruolo centrale, mantenendo unite le sue funzioni principali – tutela, promozione e valorizzazione – e sviluppandosi progressivamente verso una dimensione più ampia, orientata a una gestione sempre più strutturata dell’intero sistema.

Sede Consorzio Franciacorta

Un percorso sostenuto dall’introduzione di strumenti di analisi, da decisioni condivise e da una visione comune tra i produttori.

Il presidente del Consorzio Franciacorta, Emanuele Rabotti, incontrato a Parigi durante Wine Paris, riassume così lo spirito che caratterizza il territorio:

«Io sono, se noi siamo».

Il motto dei franciacortini esprime in modo diretto la logica su cui si è costruito il modello: la crescita del singolo non può prescindere da quella dell’intera denominazione.

Emanuele Rabotti

«La competizione tra produttori esiste ed è sana. Ma il bravo produttore è quello che condivide le innovazioni e lavora per obiettivi comuni».

È all’interno di questo quadro che oggi la denominazione riesce a muoversi in un mercato sempre più selettivo, dove la crescita non è più automatica e il valore deve essere costantemente tutelato.

«Noi vendiamo, non svendiamo bollicine».

Una frase che non rappresenta la risposta a una congiuntura specifica, ma l’espressione di un modello pensato per mantenere un equilibrio tra produzione, mercato e posizionamento.

Alla base di questo equilibrio c’è un lavoro continuo di analisi dei dati e di gestione delle dinamiche interne alla denominazione.

«Abbiamo un Osservatorio economico che ci dice mensilmente quali sono i consumi di uscita, le giacenze e le prospettive di produzione nei prossimi due anni. Questo ci permette di governare la crescita in maniera intelligente».

Le ultime rilevazioni indicano una situazione di stabilità anche in una fase complessa. Il 2025 si è chiuso con oltre 18,9 milioni di bottiglie vendute, con una lieve flessione rispetto all’anno precedente (-1%), mentre il prezzo medio è rimasto sostanzialmente stabile a 24,45 euro a bottiglia.

Continua invece a crescere l’export, che raggiunge il 12,8% dei volumi complessivi e registra nel 2025 un incremento del +5,3%, trainato in particolare da mercati come Svizzera, Giappone e Belgio.

Dati che descrivono una denominazione capace di difendere il proprio posizionamento senza rincorrere necessariamente l’aumento dei volumi, ma anche di individuare, nelle fasi più complesse, nuove opportunità di sviluppo.

«Momenti di crisi servono per crescere, sono una grandissima opportunità».

Il tema, però, non riguarda soltanto l’andamento dei risultati. Secondo Rabotti, il cambiamento più rilevante riguarda oggi il rapporto tra il vino e i consumatori, soprattutto tra le nuove generazioni.

«È cambiato il modo di vedere il mondo del vino, non nei contenuti di qualità ma nella proposta. Le nuove generazioni non sono più influenzate dai nostri paradigmi».

Questa trasformazione emerge anche negli stili di consumo, sempre più orientati verso vini che coniughino precisione ed immediatezza di beva.

«Oggi il mercato chiede eleganza, finezza, piacevolezza e bevibilità. Sono caratteristiche che appartengono naturalmente al Franciacorta e che gli hanno permesso di distinguersi da molte altre aree».

In questo contesto la Franciacorta sembra muoversi su due piani paralleli: da un lato la solidità del mercato interno, che continua a rappresentare la base principale dei volumi; dall’altro una presenza internazionale sempre più strutturata, sostenuta da un livello di riconoscibilità ormai consolidato.

Photo Credits: benedettachiala_eyeonfood

«Chi ci incontra nelle fiere internazionali non chiede più cos’è Franciacorta, ma dice: “che bello, ci siete anche voi”».

Un passaggio che segna una svolta significativa: non più un prodotto da spiegare, ma un’identità già riconosciuta, capace di entrare con maggiore immediatezza nei contesti internazionali.

«Se si aprono nuovi mercati – dice sorridendo Rabotti – dobbiamo solo continuare a salire sull’aereo».

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