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“Moderata assunzione di vino e salute”: evidenze e limiti di un dibattito ancora aperto

Il rapporto tra vino e salute al centro del confronto scientifico: effetti, rischi e ruolo del consumo moderato nel contesto alimentare.

Il tema del rapporto tra vino e salute continua a essere oggetto di analisi e confronto nella comunità scientifica, con l’obiettivo di distinguere tra effetti legati al consumo moderato e rischi associati all’abuso.

Se ne è discusso all’Accademia di Medicina di Torino, nel corso di un incontro dedicato alla “Moderata assunzione di vino e salute”, che ha riunito Attilio Giacosa, presidente dell’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (Irvas), ed Emanuele Albano, professore di Patologia Generale all’Università del Piemonte Orientale, con la moderazione di Giuseppe Poli dell’Università di Torino.

Nel corso del confronto è emersa la necessità di evitare letture riduttive che isolano il vino dal contesto in cui viene consumato. Il modello alimentare, lo stile di vita e le modalità di assunzione rappresentano infatti variabili determinanti per interpretare correttamente i dati disponibili.

Secondo Giacosa, il consumo moderato di vino in età adulta, soprattutto se associato ai pasti e inserito nella dieta mediterranea, si collega a una riduzione del rischio di mortalità generale e a una minore incidenza di patologie cardiovascolari, demenza e diabete. Allo stesso tempo, resta centrale il tema del rischio oncologico, che richiede una valutazione più articolata.

La distinzione tra consumo moderato e abuso rappresenta un passaggio fondamentale: il rischio per la salute è associato a un’assunzione eccessiva e prolungata nel tempo, mentre non può essere automaticamente esteso a modalità di consumo equilibrate. Esistono tuttavia condizioni specifiche, come la predisposizione al tumore al seno, in cui è indicata l’astensione.

Un’impostazione condivisa anche da Albano, che richiama l’attenzione sulla natura dose-dipendente degli effetti dell’alcol e sull’influenza di fattori individuali, durata dell’esposizione e contesto complessivo. Nel caso del vino, inoltre, si aggiunge la presenza di componenti bioattivi, tra cui i polifenoli, ancora oggetto di studio anche per il loro possibile ruolo sul microbiota intestinale.

Le evidenze più recenti contribuiscono a delineare un quadro non univoco. Lo studio pubblicato su Nutrients nel febbraio 2026 evidenzia come il consumo di vino durante i pasti e all’interno della dieta mediterranea presenti caratteristiche differenti rispetto ad altre modalità di assunzione di bevande alcoliche.

Sul fronte della mortalità generale, il rapporto della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine indica che nei consumatori moderati si registra una riduzione del rischio fino al 16% rispetto ai non bevitori, percentuale che nelle donne arriva al 23%, principalmente per effetto della prevenzione cardiovascolare.

Risultati coerenti emergono anche da uno studio presentato all’American College of Cardiology il 28 marzo 2026, basato su oltre 340mila adulti seguiti per più di 13 anni. L’analisi evidenzia un rischio inferiore di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino rispetto agli astemi, mentre il rischio aumenta tra i consumatori di altre bevande alcoliche e cresce ulteriormente nei casi di consumo eccessivo.

In letteratura, la relazione tra consumo di vino e salute viene spesso descritta attraverso una “curva a J”, in cui il rischio risulta inferiore a livelli moderati rispetto all’astensione e aumenta con quantità più elevate.

Per superare i limiti degli studi osservazionali, la ricerca si sta orientando verso nuovi modelli. Tra questi il progetto Unati, coordinato dall’Università di Navarra e finanziato dallo European Research Council, che coinvolgerà oltre 10mila partecipanti con l’obiettivo di confrontare direttamente gli effetti dell’astensione totale con quelli del consumo moderato di vino all’interno della dieta mediterranea.

Secondo Irvas, un approccio integrato che tenga conto di rischio e beneficio rappresenta la strada più efficace per interpretare il rapporto tra vino e salute, considerando il profilo individuale, il contesto alimentare e le modalità di consumo.

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