giovedì, Marzo 12, 2026
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Export vino 2025: il settore chiude a 7,78 miliardi di euro con un calo del 3,7%

Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sui dati Istat, le esportazioni di vino italiano nel 2025 totalizzano 7,78 miliardi di euro, in diminuzione del 3,7% sul 2024. I volumi spediti si riducono dell’1,9%, raggiungendo i 21 milioni di ettolitri complessivi.

Il calo in valore rispetto all’anno precedente si quantifica in 300 milioni di euro. Nonostante il saldo con l’estero si mantenga tra i primi cinque della classifica nazionale per bilancia commerciale nel made in Italy, la voce scende del 4,3% a 7,2 miliardi di euro.

L’andamento a valore — come Uiv aveva previsto in più occasioni durante il 2025 — ha risentito in misura significativa dei dazi americani e delle conseguenze che questi hanno prodotto nella seconda metà dell’anno, inclusa la svalutazione del dollaro. Gli Stati Uniti cedono il 9,2% e si fermano a 1,76 miliardi di euro, con una perdita di 178 milioni che rappresenta quasi il 60% del gap complessivo rispetto al 2024. Il blocco extra-Ue segna -6,4% (-11,6% nel secondo semestre), chiudendo a 4,6 miliardi, mentre i Paesi dell’Unione tengono con una variazione positiva dello 0,5%, a quasi 3,2 miliardi di euro.

Tra i dodici principali mercati terzi analizzati dall’Osservatorio, il Brasile è l’unico a segnare una crescita, pari al 3,8%. Tutti gli altri principali destinatari registrano contrazioni: -3,9% per il Regno Unito, -5,9% per il Canada, -4,2% per la Svizzera, -16% per la Russia. In ambito europeo, la Germania si conferma sostanzialmente stabile a +0,6% (1,1 miliardi di euro), con Francia e Paesi Bassi in progressione rispettivamente del 3,6% e del 5,6%.

Le tre regioni italiane con i maggiori volumi di export chiudono tutte con segno negativo: Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), Toscana a -2% e Piemonte a -2,2%. Per categorie di prodotto, gli spumanti accusano una perdita più contenuta, pari al 2,5% (2,3 miliardi di euro), mentre i vini fermi e frizzanti arretrano del 4,3%, a 5 miliardi di euro.

“L’Europa ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni”, ha affermato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi.

Il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti, ha descritto così la situazione nei mercati extra-Ue: “Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita.”

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