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Abbazia di Novacella, quattro interpretazioni del Sylvaner della Valle Isarco

Dalla Linea Classica al cru Stiftsgarten, il vitigno racconta la storia della cantina, i vigneti d’altitudine e l’identità del territorio

La centralità del Sylvaner nella produzione dell’Abbazia di Novacella si esprime oggi attraverso quattro diverse interpretazioni: la Linea Classica, il Praepositus, il Metodo Classico Perlaetus e il cru Stiftsgarten. Etichette differenti per stile e impostazione, accomunate dal legame con la Valle Isarco e con una tradizione vitivinicola iniziata nel 1142, anno di fondazione dell’Abbazia.

Tra queste, il Sylvaner della Linea Classica propone la lettura più immediata del territorio. Ottenuto dai vigneti che circondano l’Abbazia, presenta uno stile fresco, equilibrato e di grande bevibilità, nel quale emergono le tipiche note fruttate della varietà e una marcata impronta minerale.

Il Sylvaner Praepositus nasce invece da una selezione dei vigneti più vocati e rappresenta una delle massime espressioni qualitative della produzione dei vini bianchi dell’Abbazia. Più strutturato e complesso, coniuga profondità, eleganza e capacità evolutiva, interpretando il Sylvaner in una chiave di maggiore concentrazione e longevità.

Una prospettiva diversa è quella di Perlaetus, Metodo Classico prodotto con uve Sylvaner. In questo caso, la naturale freschezza e l’acidità della varietà vengono valorizzate attraverso un lungo affinamento sui lieviti, offrendo una lettura originale del vitigno senza rinunciare alla sua identità territoriale.

Il vertice della produzione è rappresentato dal Sylvaner Stiftsgarten, cru presentato per la prima volta nel 2023 con l’annata 2019. Il vino proviene dall’omonimo vigneto, impiantato nel 1972 attorno all’Abbazia. Prima menzione di vigna nella storia millenaria della cantina, lo Stiftsgarten costituisce il punto di arrivo del percorso di ricerca sui terroir storici di Novacella e la massima espressione del Sylvaner secondo la visione enologica dell’Abbazia.

Albert Ceolan©

Il legame con la Valle Isarco

Il Sylvaner arrivò in Alto Adige nella seconda metà dell’Ottocento e si diffuse rapidamente in Valle Isarco, dove trovò condizioni particolarmente favorevoli. I vigneti d’altitudine, i terreni morenici di origine glaciale, il clima fresco e ventilato e le marcate escursioni termiche tra il giorno e la notte favoriscono una maturazione lenta delle uve.

Questi elementi contribuiscono a preservare freschezza e precisione aromatica, oltre a sviluppare una spiccata componente minerale. Caratteristiche che hanno reso il Sylvaner uno dei simboli della viticoltura della Valle Isarco.

Il suo ruolo nella produzione dell’Abbazia si è consolidato soprattutto nel corso del Novecento. Mentre la cantina definiva progressivamente la propria identità enologica e orientava la produzione verso una maggiore valorizzazione dei vitigni più vocati del territorio, il Sylvaner è diventato il filo conduttore di questo percorso.

La capacità del vitigno di interpretare con autenticità il terroir locale ha accompagnato la crescita qualitativa della cantina, contribuendo a delineare uno stile fondato su eleganza, freschezza, mineralità e longevità.

Una tradizione iniziata nel 1142

La coltivazione della vite accompagna l’Abbazia di Novacella fin dalla sua fondazione nel 1142. Per quasi nove secoli ha rappresentato una delle attività centrali della comunità dei Canonici Agostiniani, contribuendo a modellare il paesaggio e l’identità della Valle Isarco.

Oggi questo percorso continua sotto la guida del direttore Werner Waldboth e dell’enologo Lukas Ploner. Il lavoro punta a valorizzare le caratteristiche dei singoli vigneti e a interpretare il patrimonio viticolo dell’Abbazia con uno sguardo rivolto al futuro.

La ricerca sulla qualità, il rispetto del territorio e la valorizzazione delle varietà storiche proseguono così una tradizione che da quasi mille anni lega l’Abbazia alla coltivazione della vite.

Dalla Linea Classica al Praepositus, passando per Perlaetus e arrivando allo Stiftsgarten, il Sylvaner racconta le molteplici sfaccettature della viticoltura dell’Abbazia di Novacella. Il vitigno sintetizza la continuità tra la tradizione avviata nel 1142 e una visione contemporanea del vino, fondata sulla valorizzazione del territorio, dei vigneti storici e dell’identità della Valle Isarco.

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