Ci sono parole che, nel tempo, assumono un significato che va oltre la loro origine. Nel dialetto veronese “tinazzi” indicava i contenitori destinati alla fermentazione del vino; oggi lo stesso termine identifica una realtà familiare che ha preso forma sulle rive del Garda e che nel tempo si è estesa prima in Puglia e, più recentemente, anche in Toscana.
L’origine dell’azienda risale alla fine degli anni Sessanta, quando a Cavaion Veronese Eugenio Tinazzi avviò una piccola attività legata alla produzione e alla commercializzazione dei vini locali. Fin dall’inizio accanto a lui operò il figlio Gian Andrea, allora molto giovane, che contribuì in modo determinante alla crescita dell’impresa, ampliandone progressivamente il raggio produttivo e commerciale.
Ancora oggi la conduzione rimane in ambito familiare: Gian Andrea è affiancato dai figli Giorgio e Francesca, con una suddivisione dei ruoli che distingue chiaramente le aree produttive e qualitative da quelle amministrative e commerciali.

Un’azienda costruita su più territori
Il Garda resta il punto di partenza identitario, ma negli anni la presenza dell’azienda si è articolata tra diverse regioni. Il Veneto rappresenta il centro operativo principale, mentre la Puglia costituisce una seconda direttrice consolidata; più recente è invece l’ingresso in Toscana.
A Lazise si trova il polo operativo che riunisce lavorazione, imbottigliamento e stoccaggio dei vini veneti, mentre a Sant’Ambrogio di Valpolicella è situata la cantina destinata alla pigiatura. In questo contesto si inseriscono anche le tenute Poderi Campopian e Tenuta Valleselle.
Nel 2022 il progetto si è ampliato ulteriormente con l’acquisizione di Tenuta Pian del Gallo, a Greve in Chianti, introducendo così il territorio chiantigiano all’interno della geografia aziendale.

Le tenute come espressione dello stile
Più della comunicazione, sono le tenute a delineare il profilo produttivo di Tinazzi. Campopian, situata a 670 metri di altitudine, rappresenta una presenza significativa nella Valpolicella Classica per la sua posizione elevata, associata a vini orientati verso finezza e tensione aromatica.
Valleselle, affacciata sul Garda, si caratterizza invece per un’impronta più immediata e sapida, accompagnata da un forte sviluppo dell’accoglienza enoturistica.
La Puglia costituisce l’altra area chiave dell’azienda. Qui il presidio produttivo si articola tra la Cantina San Giorgio a Faggiano, completata nel 2020, e la masseria Feudo Croce a Carosino, entrata a far parte del gruppo nel 2001. La prima è orientata a processi tecnologicamente avanzati e alla salvaguardia della freschezza aromatica, mentre la seconda mantiene un legame diretto con il contesto agricolo e l’ospitalità.

Produzione e mercati internazionali
La dimensione internazionale rappresenta un elemento strutturale del progetto aziendale. La produzione annua si attesta intorno ai quattro milioni di bottiglie, destinate in gran parte all’esportazione, con una presenza in oltre cinquanta Paesi.
Gli Stati Uniti costituiscono il principale mercato di riferimento, seguiti da Germania, Polonia e Svizzera, mentre si registra una crescita progressiva anche nei mercati asiatici. In questo contesto, continuità stilistica e affidabilità produttiva diventano condizioni fondamentali.
Negli ultimi tempi si sta rafforzando anche l’attenzione verso il mercato italiano, tradizionalmente più contenuto nei volumi ma oggi considerato un ambito di sviluppo strategico.
Innovazione, sostenibilità e ricerca
Le scelte aziendali degli ultimi anni hanno incluso investimenti in ambito energetico, aggiornamenti tecnologici e strumenti di monitoraggio ambientale, affiancati da iniziative orientate alla responsabilità sociale e alla filiera.
Parallelamente sono stati avviati progetti di ricerca legati all’adattamento climatico e alla riduzione degli input agronomici. Tra questi rientra la sperimentazione sui vitigni PIWI in Puglia, con l’obiettivo di valutarne il comportamento in condizioni mediterranee e il potenziale in termini di resistenza alle malattie e riduzione dei trattamenti.
A questa attività si aggiungono collaborazioni con università ed enti scientifici, focalizzate sullo studio dei lieviti autoctoni e sul miglioramento delle pratiche agronomiche ed enologiche.
Accoglienza e relazione con il territorio
Accanto alla produzione si è sviluppata una rete di ospitalità diffusa che coinvolge le diverse tenute. A Lazise, Tenuta Valleselle propone percorsi di degustazione e soggiorni, mentre in Puglia la masseria Feudo Croce integra attività agricola ed esperienze legate alla cultura rurale e gastronomica.
Anche le proprietà più recenti partecipano a questa impostazione, in cui l’enoturismo diventa uno strumento di relazione tra vino, paesaggio e memoria locale.

Una gamma ampia e diversificata
L’offerta produttiva si distingue per varietà di territori, vitigni e tipologie. In Veneto la gamma comprende diverse interpretazioni della Valpolicella, dall’Amarone al Ripasso, accanto a Bardolino, Corvina in purezza e bianchi gardesani come il Pinot Grigio delle Venezie. A queste si affiancano etichette dal profilo più internazionale, spesso basate su blend tra varietà autoctone e vitigni bordolesi.
In Puglia la produzione si concentra sulle varietà storiche del Salento, come Primitivo, Negroamaro e Malvasie, declinate in stili che spaziano dai rossi strutturati ai rosati e a interpretazioni più immediate.
Nel complesso emerge un portafoglio ampio e articolato, che cerca un equilibrio tra identità territoriale e adattamento ai contesti di consumo contemporanei.
Un percorso ancora in evoluzione
Il progetto Tinazzi si è sviluppato per successive stratificazioni, più che secondo un disegno prestabilito, e continua oggi a confrontarsi con i cambiamenti del settore e dei mercati.
Osservato dall’esterno, appare come una realtà in costante definizione, impegnata a mantenere il legame con i territori di origine mentre si adatta alle trasformazioni del tempo e del consumo del vino.
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