martedì, Febbraio 10, 2026
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L’Australia sperimenta nuove soluzioni per il packaging dei vini pregiati

Il packaging rappresenta il 70% delle emissioni nel vino. L'Australia sperimenta sei soluzioni innovative per i vini pregiati

Se il settore vitivinicolo ha a lungo concentrato gli sforzi di sostenibilità su viticoltura, gestione del vigneto e ottimizzazione energetica nelle cantine, l’industria enologica australiana affronta ora una questione delicata ma cruciale: il confezionamento.

Secondo i dati di Wine Australia, il confezionamento e il trasporto del prodotto finito rappresentano circa il 70% delle emissioni di carbonio dell’intera filiera vitivinicola, con le tradizionali bottiglie in vetro identificate come responsabili principali a causa del loro peso.

Per questa ragione, il governo federale australiano ha stanziato fondi attraverso la Business Research and Innovation Initiative (BRII) per supportare sei progetti sperimentali dedicati allo sviluppo e alla valutazione di soluzioni a ridotte emissioni per il confezionamento dei vini pregiati, dando il via a una fase di verifica tecnica e commerciale per comprendere se l’enologia di alto livello possa affrancarsi dalla tradizionale bottiglia in vetro mantenendo intatte qualità, carattere distintivo e capacità di invecchiamento.

Sei percorsi sperimentali in parallelo

L’aspetto rilevante non riguarda solamente l’investimento pubblico, ma la strategia adottata: anziché ricercare un’unica risposta o aderire a una singola tecnologia, sono stati selezionati sei progetti che esplorano direzioni diverse.

Alcuni team lavorano sulla sostenibilità circolare, sperimentando biopolimeri compostabili derivati dalle vinacce per convertire un sottoprodotto della vinificazione in materiale per nuovi contenitori. Altri intervengono direttamente sul vetro tradizionale, impiegando sistemi di intelligenza artificiale per ridurre i difetti di produzione e alleggerire le bottiglie senza comprometterne la resistenza strutturale.

Diversi progetti guardano oltre il vetro: si sviluppano bottiglie piatte in PET riciclato di nuova generazione, più robuste e dotate di barriere avanzate contro ossigeno e raggi UV per superare uno dei limiti storici della plastica nella conservazione dei vini pregiati. Altri ancora esplorano l’utilizzo di bottiglie in acciaio inossidabile standardizzate, con una riduzione stimata delle emissioni fino al 74% e una maggiore stabilità qualitativa del contenuto.

Il panorama si completa con buste flessibili riciclabili progettate per distribuzione e consumo moderno, e con polimeri naturali PHA, materiali compostabili a basse emissioni che aprono a un’idea di contenitore non permanente.

La sfida culturale del vino premium

Il cambiamento più significativo è di natura simbolica prima ancora che tecnica: per la prima volta i vini pregiati diventano oggetto esplicito di sperimentazione per alternative al vetro. Finora le soluzioni diverse dalla bottiglia classica erano relegate al consumo quotidiano, al vino sfuso o a canali meno formali. In questo caso, invece, si valutano invecchiamento, confronti sensoriali, protezione da luce e ossigeno, testando i prototipi in comparazione con bottiglie di vetro identiche per forma, volume e colorazione.

Gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050

Wine Australia ha stabilito obiettivi ambiziosi: -42% di emissioni entro il 2030 e raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Secondo il CEO Martin Cole, senza un intervento sostanziale sul confezionamento questi traguardi risulterebbero irraggiungibili. L’ente australiano rivendica dunque un ruolo pionieristico, non nel proporre soluzioni definitive, ma nel testare, misurare e identificare ciò che può risultare effettivamente funzionale.

L’esperienza australiana innesca una riflessione che supera i confini nazionali. In una fase in cui il settore enologico affronta una contrazione strutturale dei consumi e crescenti pressioni ambientali, il packaging diventa uno dei principali ambiti di ridefinizione del valore.

Non si tratta di eliminare il vetro, ma di sottoporlo, insieme alle alternative, a una valutazione tecnica, economica e ambientale rigorosa. Più che una trasformazione radicale, quella australiana rappresenta un riconoscimento: il futuro del vino non si decide esclusivamente in vigna o in cantina, ma anche nelle modalità di confezionamento, trasporto e percezione del prodotto.

Foto di Holger Detje da Pixabay

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