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Il sistema agrivoltaico cambia il vino: dalla Puglia i primi calici a impronta carbonica negativa

Dalla Puglia, quattro anni di sperimentazione: vini agrivoltaici a impronta carbonica negativa con una firma stilistica tutta nuova.

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Al Vinitaly 2025 — 58ª edizione — ha debuttato ufficialmente la prima produzione dell’annata 2025 della Vigna Agrivoltaica di Comunità, progetto pugliese tra i primi in Italia a integrare viticoltura ed energia rinnovabile. I vini presentati, ottenuti da uve di Falanghina, Traminer Aromatico e Primitivo, sono il risultato di quattro anni di sperimentazione e hanno suscitato un interesse significativo tra operatori e appassionati, sia nello spazio della Regione Puglia sia al Padiglione Masaf.

A raccontare cosa rende questi vini riconoscibili è l’enologo Antonio Scatigna: «Ciò che ha colpito maggiormente gli operatori è la “firma” stilistica di questi vini: una freschezza vibrante accompagnata da una distintiva complessità olfattiva e gustativa, sempre nitida e riconoscibile. Il sistema agrivoltaico genera in vigneto un effetto “isola”, creando un microclima singolare che consente una maturazione più equilibrata, traducendosi nel calice in vini più dinamici e freschi, con una maggiore precisione aromatica e una tessitura gustativa più equilibrata e coerente».

L’obiettivo enologico dichiarato da Scatigna è preciso: «Oltre al terroir, è sempre l’interpretazione enologica a determinare lo stile finale. Nel nostro caso, l’obiettivo è una grande eleganza: un sorso fine e setoso, capace di esprimersi con scorrevolezza sia in gioventù sia in prospettiva di longevità, senza rinunciare a salubrità e genuinità, elementi centrali nel mio approccio enologico». Una visione che Scatigna inserisce in una cornice più ampia: quella di «una nuova fase dell’enologia contemporanea, che richiede uno sguardo nuovo, libero da schemi consolidati».

Sul profilo degustativo si sofferma anche Davide Gangi, CEO & founder di Vinoway Italia, che segue il progetto fin dalle prime fasi: «Dal punto di vista degustativo, l’approccio più corretto è quello di considerare questi vini nella loro specificità, evitando letture comparative non pertinenti. Emergono infatti profili caratterizzati da una verticalità intelligente, per la capacità di coniugare tensione, equilibrio e progressione gustativa».

A completare il quadro, i dati scientifici elaborati dal professor Giuseppe Ferrara del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (DiSSPA) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro certificano un risultato inedito per il mondo del vino: questi vini possono essere definiti a impronta carbonica negativa. Il sistema agrivoltaico produce oltre 450.000 kWh per ettaro, e un singolo ettaro evita l’emissione di circa 850 tonnellate di CO₂e in 25 anni. Tra i prossimi sviluppi annunciati figura anche la spumantizzazione con Metodo Classico, insieme all’estensione della sperimentazione a nuove varietà.

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