Negli ultimi anni il dibattito scientifico sull’alcol ha seguito una direzione sempre più orientata a una lettura prevalentemente tossicologica: maggiore è l’esposizione all’etanolo, maggiore sarebbe il rischio per la salute. Anche la posizione dell’World Health Organization, che esclude l’esistenza di una soglia completamente sicura di consumo alcolico, ha contribuito a rafforzare questa impostazione.
Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Simona Esposito dell’IRCCS Neuromed, pubblicato sull’International Journal of Public Health e accompagnato da un commento successivo firmato da Giovanni Scapagnini, Sergio Davinelli e Alessandro Medoro, torna però a interrogarsi su un tema che negli ultimi anni era rimasto in secondo piano: tutte le forme di consumo alcolico producono davvero gli stessi effetti biologici?
Gli autori non propongono una rivalutazione salutistica del vino e mantengono un approccio prudente nell’interpretazione dei dati. L’associazione rilevata viene definita modesta, limitata alla popolazione maschile e non sufficiente a dimostrare un rapporto causale. L’aspetto centrale della ricerca riguarda invece la differenza osservata tra il consumo totale di etanolo e quello moderato di vino inserito all’interno del tradizionale modello alimentare mediterraneo.
L’analisi ha coinvolto 22.495 partecipanti della coorte italiana Moli-sani, tra i più ampi studi epidemiologici nazionali dedicati al rapporto tra alimentazione, stili di vita e malattie croniche. Avviato dall’IRCCS Neuromed tra il 2005 e il 2010, il progetto segue nel tempo migliaia di adulti residenti in Molise raccogliendo dati clinici, alimentari e biologici utili allo studio della dieta mediterranea, dell’infiammazione, del rischio cardiovascolare e dei processi di invecchiamento.
Per valutare l’età biologica dei partecipanti, i ricercatori hanno impiegato un modello di deep learning basato su 36 biomarcatori circolanti. L’indice utilizzato non si basa quindi su percezioni soggettive dello stato di salute, ma su parametri relativi a metabolismo glucidico, profilo lipidico, funzionalità epatica e renale, sistema cardiovascolare, infiammazione sistemica e marcatori ematologici.
La differenza tra età biologica ed età cronologica, definita Δage, è stata utilizzata come indicatore della velocità di invecchiamento biologico.
Uno degli elementi più rilevanti emersi riguarda proprio la distinzione tra vino ed etanolo considerati come esposizioni differenti. L’assunzione complessiva di etanolo è risultata sostanzialmente neutra ai livelli moderati, mentre alle quantità più elevate è stata associata a un’accelerazione dell’invecchiamento biologico. Diversamente, il consumo moderato di vino all’interno del modello mediterraneo tradizionale ha mostrato negli uomini un’associazione con un Δage inferiore rispetto agli astemi.
La relazione osservata segue una curva a J: il risultato più favorevole emerge intorno ai 170 ml giornalieri, pari a circa uno o due bicchieri consumati durante i pasti. Superate determinate soglie, il possibile beneficio tende progressivamente a ridursi fino a invertirsi.
Gli stessi autori sottolineano che, se l’effetto dipendesse esclusivamente dall’etanolo, il vino e il consumo totale di alcol avrebbero dovuto mostrare associazioni sovrapponibili. Il pattern emerso nello studio appare invece diverso.
Il lavoro riporta così l’attenzione sul concetto di matrice alimentare: il vino non viene considerato soltanto come veicolo di alcol, ma come alimento complesso inserito in uno specifico contesto culturale e dietetico.
Nel commento pubblicato successivamente, Medoro, Scapagnini e Davinelli osservano come molti studi epidemiologici sull’alcol continuino a trattare l’etanolo come un’esposizione isolata e dose-dipendente, senza valutare adeguatamente il tipo di bevanda, le modalità di consumo, la distribuzione settimanale dell’assunzione e soprattutto il contesto alimentare in cui questa avviene.
Nel modello mediterraneo, il consumo moderato di vino è storicamente associato ai pasti e a una dieta ricca di fibre, grassi insaturi e composti vegetali bioattivi. Una condizione che potrebbe influenzare non solo l’assorbimento dell’etanolo, ma anche il metabolismo dei polifenoli e la risposta infiammatoria sistemica.
In questa prospettiva, la matrice alimentare non rappresenta semplicemente una variabile statistica da correggere nei modelli epidemiologici, ma una componente integrante dell’esposizione biologica.
Tra i meccanismi biologici presi in considerazione vi sono soprattutto i polifenoli del vino rosso, in particolare flavonoidi, catechine, procianidine e antocianine, composti associati alla modulazione dello stress ossidativo e dei processi infiammatori. Gli autori invitano invece alla cautela rispetto al ruolo attribuito negli anni al resveratrolo, ritenuto probabilmente insufficiente, alle concentrazioni raggiungibili con un consumo moderato di vino, per determinare effetti biologici significativi nell’uomo.
Lo studio evidenzia inoltre che l’associazione osservata non è emersa nella popolazione femminile. Una differenza che potrebbe dipendere sia da fattori biologici e metabolici sia da limiti statistici legati alla minore presenza di donne nelle fasce di consumo moderate considerate.
I ricercatori riconoscono infine i principali limiti tipici degli studi osservazionali: impossibilità di dimostrare causalità, dati alimentari auto-riportati, possibili fattori confondenti residui legati allo stile di vita e specificità geografica della coorte italiana analizzata.
Il lavoro riapre comunque una riflessione che va oltre il vino stesso. Nel dibattito pubblico il vino è stato progressivamente assimilato alla sola categoria “alcol”, mentre questa ricerca riporta l’attenzione sulla complessità del modello mediterraneo di consumo: moderazione, frequenza, presenza del cibo, qualità complessiva della dieta, distribuzione settimanale e composizione della bevanda.
Il focus si sposta così dalla sola quantità di etanolo alle condizioni metaboliche, alimentari e culturali entro cui il consumo avviene. La questione lasciata aperta dagli autori riguarda proprio questo aspetto: il rapporto tra vino e salute potrebbe dipendere non soltanto dalla sostanza consumata, ma dall’intero sistema biologico e comportamentale nel quale quel consumo si inserisce.
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