La decima edizione di Grandi Langhe, svoltasi il 26 e 27 gennaio alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, ha inaugurato il calendario 2026 delle anteprime vinicole italiane presentando una direzione strategica inequivocabile. Di fronte a mercati maturi che registrano contrazioni, il sistema piemontese risponde con un progetto che privilegia la riconoscibilità complessiva rispetto alla frammentazione denominativa.
L’evento, promosso dal Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani insieme al Consorzio del Roero, con il supporto di Piemonte Land of Wine, ha riunito 515 produttori: 379 rappresentanti di Langhe e Roero, 136 provenienti dalle altre zone vitivinicole regionali.
Il panorama produttivo piemontese conta 60 denominazioni (19 Docg, 41 Doc) distribuite su circa 43.800 ettari vitati, equivalenti al 7% della superficie nazionale. La produzione annua si aggira sui 2,1 milioni di ettolitri, con oltre il 93% tutelato da denominazione d’origine. Il valore economico supera 1,1 miliardi di euro, mentre le esportazioni oltrepassano il miliardo annuo, rappresentando circa il 15% del totale italiano.
Proprio nel contesto di questa manifestazione torinese emerge il tema dominante dell’edizione: l’introduzione facoltativa della menzione geografica allargata “Piemonte” sulle etichette dei vini Doc e Docg. L’iniziativa, avviata dodici mesi prima e condivisa dall’insieme dei consorzi regionali, si avvicina alla fase applicativa. Secondo le tempistiche previste per le modifiche disciplinari e l’approvazione del Comitato nazionale vini, i primi vini recanti l’indicazione potrebbero provenire dalla vendemmia 2026, con possibile retroattività per determinate denominazioni.
La scelta strategica nasce dall’analisi delle dinamiche commerciali contemporanee. L’epoca in cui poche denominazioni prestigiose garantivano traino reputazionale e valoriale all’intero comparto territoriale appare superata. Il Piemonte opta quindi per valorizzare la riconoscibilità come asset strategico da tutelare.
Il toponimo regionale gode già di notorietà internazionale trasversale ai settori merceologici e può operare come chiave di lettura all’interno dello scenario italiano, caratterizzato da oltre 500 denominazioni spesso complesse da identificare e ricordare per i consumatori esteri.
Grandi Langhe si afferma quindi come piattaforma strategica oltre che commerciale: uno spazio dove consorzi e istituzioni regionali elaborano un modello coordinato finalizzato alla comprensibilità sui mercati internazionali, coerentemente con metodologie già sperimentate in altre regioni vinicole europee. Il riferimento alla Borgogna rappresenta un parallelismo strutturale: un’indicazione territoriale sovraordinata che valorizza anziché offuscare le specificità locali.
L’indicazione appare chiara: anche una delle regioni storiche della viticoltura italiana sta ridefinendo gli approcci competitivi. Per questo motivo, quanto delineato nell’edizione 2026 di Grandi Langhe costituisce un parametro interpretativo rilevante non soltanto per il territorio piemontese, ma per l’intero comparto vitivinicolo nazionale.
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