L’ultima vendemmia italiana si attesta a 44,383 milioni di ettolitri, sostanzialmente invariata rispetto al 2024 (+0,7%), secondo i dati comunicati oggi dall’Italia alla Commissione europea. A sorpresa, sottolinea Unione italiana vini (UIV), la stabilità produttiva è frutto più di un’attenta riduzione delle rese nelle principali denominazioni che di fattori climatici avversi. Una scelta operata dai territori per preservare l’equilibrio di filiera che, tuttavia, non è bastata a fronteggiare l’attuale situazione delle giacenze.
Il presidente di UIV, Lamberto Frescobaldi, fotografa uno scenario critico: “A oggi, dopo 2 vendemmie poco sopra i 44 milioni di ettolitri, nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più del pari periodo dello scorso anno. Dato che sale a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%) se si comprendono i mosti. Ciò significa che attualmente non possiamo più permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi 10 anni – a 47,5 milioni di ettolitri – ma nemmeno quelle con i volumi, sino a ora considerati bassi, dell’ultimo biennio. È il caso – ha aggiunto Frescobaldi – di rivedere a livello centrale l’attuale assetto produttivo attraverso riforme al Testo unico che garantiscano un sistema flessibile, in grado di aprirsi o comprimersi a seconda delle dinamiche di mercato”.
I dati sugli stock evidenziano un’eccedenza particolarmente marcata (+11,3%) per i vini comuni e varietali e per gli Igt bianchi (+10,5%). Meno critica la situazione delle giacenze Dop, ferme a +3,6% per un totale di 31,7 milioni di ettolitri.
Il quadro è completato dal segretario generale UIV, Paolo Castelletti: “La situazione resta delicata – ha detto – con i ritmi del prodotto in uscita in calo di circa il 20% non solo rispetto all’inizio del 2024, quando ci furono forti richieste di prodotto dagli Stati Uniti per via dei dazi imminenti – ma anche rispetto al 2023, anno non influenzato da eventi esterni. Pur in presenza di una produzione non particolarmente abbondante, la dinamica dei prezzi dello sfuso resta tutto sommato molto fiacca, con le quotazioni dei vini comuni bianchi (quelli con maggiore mercato, per via degli utilizzi come base spumante) che nelle principali regioni produttrici segnano cali medi superiori al 10% rispetto all’anno passato. In tensione anche la situazione dei vini a denominazione, dove sono rarissimi i casi di quotazioni al rialzo, con i trend tendenti alla stabilità o al ribasso. Dinamiche – ha concluso – generate dalle difficoltà del mercato in Italia e all’estero, in particolare nei Paesi extra-Ue dove stimiamo un calo del 7% dell’export a tutto il 2025”.
UIV individua alcuni interventi urgenti: riduzione delle rese per ettaro con eliminazione delle deroghe sui vini generici, allineamento delle rese disciplinari a quelle effettive sulla media quinquennale, e blocco delle nuove autorizzazioni agli impianti che oggi ampliano il vigneto nazionale di quasi 7 mila ettari annui.
