Home Vino e Salute Alcol e mortalità oncologica: cosa emerge dal nuovo studio REGARDS

Alcol e mortalità oncologica: cosa emerge dal nuovo studio REGARDS

Una ricerca pubblicata sul Journal of General Internal Medicine ha analizzato oltre 26 mila adulti statunitensi seguiti per più di tredici anni, valutando il rapporto tra consumo di alcol e mortalità oncologica.

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Un nuovo contributo scientifico pubblicato sul Journal of General Internal Medicine torna ad affrontare il dibattito sul legame tra alcol e tumori. Lo studio, intitolato “Reevaluating the Alcohol–Cancer Link: Long-Term Cancer Mortality Outcomes in the REGARDS Study”, analizza infatti la relazione tra consumo di bevande alcoliche e mortalità oncologica.

La ricerca è stata coordinata da Laura C. Pinheiro insieme a un team della Weill Cornell Medicine e si basa sui dati di 26.694 adulti statunitensi arruolati nello studio REGARDS. I partecipanti sono stati monitorati per un periodo superiore a tredici anni, durante il quale sono stati registrati 2.306 decessi riconducibili a patologie tumorali.

L’aspetto distintivo del lavoro riguarda l’oggetto dell’analisi. Diversamente da molti studi che valutano il rischio di insorgenza di un tumore, questa ricerca si concentra sulla mortalità, cercando di verificare se esista un’associazione tra la quantità di alcol consumata e la probabilità di morire a causa di una malattia oncologica.

Per l’analisi, i partecipanti sono stati classificati in quattro categorie: non consumatori, consumatori leggeri, consumatori moderati e forti consumatori.

Dopo aver tenuto conto di fattori quali età, livello di istruzione, reddito, attività fisica, patologie pregresse e abitudine al fumo, i ricercatori hanno rilevato una maggiore mortalità per cancro tra i forti consumatori di alcol.

Nel dettaglio, il gruppo dei forti consumatori ha evidenziato un rischio di mortalità oncologica superiore del 21% rispetto ai non consumatori. Per i consumatori moderati, invece, non è stata osservata alcuna associazione statisticamente significativa. Tra i consumatori leggeri è emerso un rischio inferiore rispetto a quello registrato negli astemi.

Curva di sopravvivenza della coorte REGARDS in base ai livelli di consumo di alcol. Nel corso del periodo di osservazione, i forti consumatori mostrano una probabilità di sopravvivenza inferiore rispetto agli altri gruppi, mentre consumatori leggeri, moderati e non consumatori presentano andamenti più vicini tra loro. Fonte: Pinheiro et al., Journal of General Internal Medicine, 2026.

Gli autori sottolineano tuttavia la necessità di interpretare i risultati con prudenza. Lo studio non distingue tra le diverse forme tumorali, non include informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti e considera le abitudini di consumo esclusivamente al momento dell’arruolamento. Per questo motivo gli stessi ricercatori precisano che i dati non devono essere letti come una prova di possibili effetti favorevoli dell’alcol sugli esiti oncologici.

L’analisi evidenzia inoltre la complessità nell’individuare l’impatto di un singolo comportamento sulla salute. All’interno del campione, infatti, i non consumatori presentavano più frequentemente condizioni come obesità, diabete e precedenti episodi di ictus, mentre tra i forti consumatori risultava più diffusa l’abitudine al fumo.

Proprio queste differenze hanno portato gli autori ad applicare correzioni statistiche basate su numerose variabili cliniche e comportamentali. Secondo quanto emerge dallo studio, il consumo di alcol si inserisce in un contesto caratterizzato da molteplici fattori che, nel loro insieme, contribuiscono a influenzare il rischio di malattia e mortalità.

Nelle conclusioni, il gruppo di ricerca conferma l’associazione tra elevato consumo di alcol e maggiore mortalità per cancro, evidenziando al tempo stesso l’importanza di considerare in modo integrato alimentazione, attività fisica, fumo, condizioni metaboliche e consumo di alcol quando si affrontano le strategie di prevenzione oncologica.

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