In un anno difficile per l’export vinicolo italiano, che chiude il 2025 con un calo del 3,6% in valore — quasi 300 milioni di euro e 400.000 ettolitri in meno rispetto all’anno precedente — i bianchi Dop siciliani si distinguono come una delle poche denominazioni in controtendenza, con una crescita del 2,4% sull’export complessivo e un +8,4% sul mercato statunitense, nonostante i dazi. A fotografare questo scenario è la ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo, che individua nell’enoturismo un asset strategico sempre più centrale per le imprese vinicole dell’isola.
Il valore generato dall’enoturismo per le cantine italiane è stimato in circa 3,1 miliardi di euro, cifra che sancisce il definitivo passaggio del fenomeno da attività complementare a leva strutturale di business. In Sicilia questo processo assume una connotazione peculiare: secondo i produttori interpellati nell’indagine qualitativa, il profilo dell’enoturista che arriva sull’isola è prevalentemente straniero — con nazionalità statunitense, tedesca e britannica in testa — ha un’età media tra i 40 e i 55 anni e non è necessariamente un esperto di vino. Una caratteristica che le cantine interpretano come opportunità: costruire nuovi consumatori informati e potenziali ambasciatori dei brand e dei territori vinicoli siciliani. I dati sui flussi turistici confermano la traiettoria: nei comuni dell’Etna Doc, tra il 2019 e il 2024, gli arrivi sono cresciuti del 17,4%, contro una media regionale del 12,4%.
“Il settore vitivinicolo che rappresenta un pilastro strategico per l’economia siciliana, si trova ad operare oggi in un contesto globale complesso, in cui vecchie e nuove sfide si affiancano però a significative opportunità, come l’ascesa dell’enoturismo, leva strategica a supporto di competitività, attrattività e valorizzazione del territorio” ha dichiarato Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit. “UniCredit rinnova l’impegno ad accompagnare le imprese in questo percorso, attraverso il credito, un modello di servizio dedicato e consulenza specialistica”.
“Assovini Sicilia scommette sull’enoturismo non solo come strategia ma come asset delle nostre cantine che stanno rispondendo in maniera dinamica alle nuove sfide del mondo del vino – ha commentato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia -. Il wine tourism ci consente di raccontare il vino come prodotto culturale e parte di un contesto più ampio dove convivono paesaggio, storie, produttori, gastronomia. La Sicilia del vino che oggi si conferma un’isola capace di intercettare i cambiamenti e anticipare le strategie”.
Sul versante delle denominazioni, il quadro è articolato. I rossi Dop siciliani perdono l’11% sull’export, trascinati al ribasso proprio dal mercato americano, loro primo sbocco. I bianchi, invece, continuano a crescere su un trend decennale che vale un +50% in valore: gli Stati Uniti rimangono il primo mercato (22% dell’export regionale), seguiti da Germania (12%), Regno Unito (7%), Paesi Bassi e Canada (6% ciascuno). La produzione regionale si assesta sui 2,7 milioni di ettolitri, con una quota a denominazione (Dop+Igp) vicina all’80% — superiore alla media nazionale del 72% — e i bianchi a rappresentare oltre il 64% della produzione totale. Va inoltre precisato che i dati Istat di export sottostimano il commercio estero siciliano, non contabilizzando i volumi spediti da porti di altre regioni: il reale peso del vino siciliano sui mercati internazionali è quindi superiore ai valori ufficiali.
Il calo dell’export non è un’esclusiva italiana: tutti i principali esportatori mondiali registrano segni negativi nel 2025, con contrazioni che vanno dal -4,4% della Francia al -36% degli Stati Uniti, passando per il -5,1% della Spagna e il -14,6% dell’Australia. Sul lato della domanda, solo Germania, Svizzera e Brasile mostrano una crescita nelle importazioni di vino a valore; gli Stati Uniti perdono il 12%, il Regno Unito il 6%, Canada e Cina rispettivamente il 12% e il 15%.
In questo contesto, le imprese vinicole siciliane guardano all’enoturismo come terreno su cui costruire resilienza. Secondo le stesse aziende, nei prossimi anni la domanda si orienterà verso esperienze personalizzate ed esclusive, con una crescente integrazione tra proposta enologica, attività culturali e offerta immersiva e multisensoriale. Una tendenza che si sovrappone a un’evoluzione strutturale dei consumi interni: la quota di italiani over 60 che dichiara di bere vino abitualmente è scesa dal 70% di quindici anni fa al 54% attuale, con riflessi diretti sulla contrazione della base di consumatori di vino rosso. Nonostante questo, l’origine territoriale continua a orientare le scelte: più di quattro consumatori su dieci privilegiano vini regionali o a denominazione, sia per il consumo domestico che fuori casa.
La ricerca è stata presentata nell’ambito di Sicilia en Primeur, rassegna internazionale nata nel 2003 come anteprima dell’ultima annata per la stampa italiana ed estera. Il format comprende enotour nelle principali aree vinicole dell’isola, degustazioni tecniche, incontri con i produttori e talk su temi di attualità. L’edizione 2025 ha coinvolto oltre cento giornalisti da tutto il mondo e cinquantasette aziende associate.
