Home Ambiente e Sostenibilità Stabilizzazione proteica del vino: uno studio UC Davis valuta un’alternativa alla bentonite

Stabilizzazione proteica del vino: uno studio UC Davis valuta un’alternativa alla bentonite

Una ricerca dell’Università della California Davis analizza l’impiego di resine a scambio ionico per ridurre consumi, sprechi e perdite di prodotto nella stabilizzazione dei vini bianchi e rosati.

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La limpidezza rappresenta uno degli aspetti visivi più apprezzati da chi degusta un vino bianco o rosato. Dietro questa caratteristica, spesso considerata naturale dal consumatore, si nasconde però un insieme di pratiche enologiche finalizzate a mantenere il vino stabile nel tempo. Una nuova ricerca condotta dall’Università della California Davis esplora una possibile soluzione alternativa ai sistemi tradizionali, puntando a ridurre consumi di acqua, sprechi e perdite di prodotto.

L’indagine scientifica, pubblicata sulla rivista ACS Food Science & Technology e realizzata da Ece Goktayoglu e Ron C. Runnebaum, si concentra su una delle cause più comuni di instabilità nei vini bianchi e rosati: alcune proteine naturalmente presenti nel vino che, in particolari condizioni di conservazione o trasporto, possono aggregarsi provocando fenomeni di torbidità.

Si tratta di un problema ben conosciuto dagli operatori del settore. Le variazioni di temperatura possono infatti modificare il comportamento di queste proteine, favorendo la comparsa di velature. Sebbene tali alterazioni non abbiano conseguenze sulla sicurezza del prodotto, possono incidere sulla percezione qualitativa del vino da parte del consumatore. Per questa ragione la stabilizzazione proteica è da tempo una pratica consolidata nelle aziende vitivinicole.

Attualmente il trattamento più diffuso è quello con bentonite, un’argilla naturale utilizzata per legare e rimuovere le proteine responsabili dell’instabilità. Pur essendo considerata una soluzione efficace e affidabile, questa tecnica comporta alcuni aspetti gestionali da considerare. L’utilizzo della bentonite richiede infatti acqua, tempi di lavorazione dedicati e operazioni successive per la gestione dei residui, oltre a determinare una certa perdita di vino durante il processo.

Partendo da queste limitazioni, i ricercatori hanno esaminato l’applicazione di resine a scambio ionico impiegate in un sistema a flusso continuo. In questo caso il vino attraversa una colonna contenente un materiale adsorbente in grado di trattenere le proteine associate all’instabilità. L’obiettivo del sistema è migliorare l’efficienza del trattamento, riducendo al contempo le perdite di prodotto e l’impiego di risorse.

Le prove sono state svolte in laboratorio, valutando il comportamento delle resine in differenti condizioni operative. Lo studio ha preso in considerazione vari parametri, tra cui la quantità di materiale utilizzato, la velocità di attraversamento del vino e la concentrazione iniziale delle proteine. L’analisi dei risultati ha consentito di identificare i fattori che incidono maggiormente sulle prestazioni del sistema e di elaborare un modello matematico capace di prevederne il funzionamento in un’eventuale applicazione su scala industriale.

Gli autori evidenziano che questa tecnologia potrebbe risultare particolarmente vantaggiosa nei vini caratterizzati da concentrazioni proteiche più basse, permettendo di trattare quantità maggiori di prodotto prima della riduzione dell’efficacia del sistema.

La ricerca non suggerisce un’immediata sostituzione delle pratiche oggi adottate in cantina, ma contribuisce al più ampio percorso di innovazione orientato alla sostenibilità dei processi produttivi. Negli ultimi anni l’attenzione del comparto vitivinicolo si è concentrata soprattutto sulle attività in vigneto, sul packaging e sulla gestione delle risorse naturali. Tuttavia, una parte rilevante delle sfide future riguarda anche le operazioni di cantina, dove l’adozione di tecnologie più efficienti può contribuire a contenere l’impatto complessivo della produzione.

In questo contesto si inserisce il lavoro di UC Davis, che mira a mantenere una caratteristica ritenuta essenziale dal consumatore, la limpidezza del vino, attraverso processi potenzialmente più efficienti e meno dispersivi. Un obiettivo destinato ad assumere un’importanza crescente per un settore chiamato sempre più a coniugare qualità del prodotto, sostenibilità ed uso responsabile delle risorse.

Immagine di freepik

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