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Murgo e il Metodo Classico siciliano da Nerello Mascalese

Dalla prima produzione del 1989 agli attuali 44 ettari di vigneto, la storia della famiglia Scammacca del Murgo e della spumantizzazione sull’Etna

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Tremila bottiglie prodotte nel 1989 segnano l’inizio della ricerca di Murgo sulla spumantizzazione del Nerello Mascalese. Nel 1991 quel vino arriva sul mercato come primo Metodo Classico siciliano ottenuto da uve autoctone, anticipando un percorso che negli anni successivi sarebbe stato seguito da numerose altre aziende dell’Etna.

All’epoca il Nerello Mascalese era considerato soprattutto un vitigno destinato alla produzione di vini rossi. La famiglia Scammacca del Murgo ne interpreta invece in modo diverso le caratteristiche, individuando una possibilità ancora poco esplorata. Quella scelta contribuisce all’evoluzione delle bollicine siciliane, oggi tra le espressioni più dinamiche della viticoltura dell’isola.

Dalla tenuta agricola alla produzione di vino

Per risalire alle origini di questa intuizione bisogna tornare indietro di oltre un secolo e guardare alle pendici orientali dell’Etna, la “Idda” o la “Muntagna” dei catanesi. È qui, nella Tenuta San Michele di Santa Venerina, che nel 1860 comincia un percorso destinato ad attraversare più generazioni.

«Siamo nati prima che l’Italia fosse unita.» dice sorridendo Michele Scammacca del Murgo, che non parte da una data, ma da un’immagine forte per collocare nel tempo le origini della cantina.

Per molti anni Murgo resta una realtà agricola dedicata alla coltivazione della vite e al conferimento delle uve. Un primo cambiamento sostanziale avviene tra il 1969 e il 1970, quando la famiglia avvia un profondo intervento di rinnovamento dei vigneti. Vengono recuperati i terrazzamenti, realizzati nuovi impianti a spalliera e impostato un modello di viticoltura più moderno.

«Erano gli anni della conquista della Luna. Mi ricordo ancora il cantiere, i cumuli di terra, i mezzi meccanici.»

Sono immagini che raccontano il momento in cui la famiglia sceglie di non limitarsi più alla produzione di uva e comincia a prepararsi al passaggio successivo. All’inizio degli anni Ottanta il barone Emanuele Scammacca del Murgo decide infatti di imbottigliare il vino aziendale.

Nel 1982 nasce così il primo Etna Rosso Murgo, aprendo una fase completamente nuova nella storia della cantina.

L’intuizione sul Nerello Mascalese

Pochi anni più tardi arriva l’idea destinata a modificare il profilo dell’azienda. Michele Scammacca del Murgo osserva il comportamento del Nerello Mascalese e concentra l’attenzione su alcune caratteristiche fino ad allora rimaste in secondo piano.

«Ha un’acidità naturale importante, una maturazione lenta, poca estrazione di colore e una finezza che lo rende straordinariamente adatto alla spumantizzazione.»

Da questa valutazione nasce la prima produzione sperimentale. Nel 1989 vengono realizzate tremila bottiglie di Metodo Classico. Due anni più tardi lo spumante viene commercializzato come primo Metodo Classico siciliano ottenuto da uve autoctone, aprendo una strada che sarebbe stata percorsa da molte altre aziende dell’Etna.

«Non volevamo imitare nessuno. Cercavamo un modo per raccontare il Nerello Mascalese rispettandone l’identità.»

Lo sviluppo della produzione spumantistica prosegue senza inseguire mode o ricorrere a scorciatoie. L’obiettivo rimane quello di valorizzare il vitigno attraverso affinamenti sempre più accurati.

Nel tempo nascono il Murgo Brut e il Brut Rosé, la linea Saemper nelle versioni Brut, Rosé ed Extra Brut, fino al Barone del Murgo Pas Dosé, sintesi della ricerca aziendale sui lunghi affinamenti.

«Lo spumante si costruisce prima di tutto in vigneto. Se non hai un grande vino base, il tempo non può migliorarlo.»

Il versante orientale dell’Etna

Questa convinzione trova conferma nelle caratteristiche del versante orientale dell’Etna. La vicinanza al Mar Ionio determina precipitazioni più abbondanti rispetto ad altre zone del vulcano, contribuendo a preservare l’acidità e la freschezza delle uve.

Queste condizioni climatiche, insieme ai suoli vulcanici, consentono al Nerello Mascalese di esprimere eleganza, precisione aromatica e una naturale tensione acida. Elementi che emergono sia nei vini fermi sia negli spumanti Metodo Classico.

Dalla scelta di puntare sulla spumantizzazione deriva anche la crescita dell’azienda. Nel 2000 viene realizzata una nuova cantina, ampliata nel 2025 con ambienti dedicati alla spumantizzazione, al remuage, al dégorgement e all’affinamento.

Oggi Murgo coltiva circa 44 ettari di vigneto e produce 450 mila bottiglie, quasi la metà delle quali appartiene alla famiglia dei Metodo Classico.

Una gestione ancora familiare

La proprietà dell’azienda è condivisa dagli otto fratelli Scammacca del Murgo, mentre la gestione quotidiana rimane profondamente familiare.

L’attività è guidata soprattutto da Michele Scammacca del Murgo, responsabile della produzione e memoria storica della cantina. Al suo fianco opera il nipote Costantino Scammacca del Murgo, recentemente entrato in azienda per seguire lo sviluppo commerciale, l’innovazione digitale e la sostenibilità.

La squadra comprende inoltre l’enologo Vito Giovinco, l’agronomo Domenico Orlando e il direttore commerciale Rosario Spinella.

Anche la presenza sui mercati riflette l’evoluzione dell’azienda. L’Italia rappresenta circa l’85% del fatturato, mentre l’export vale il restante 15%. Gli Stati Uniti costituiscono il principale mercato estero, seguiti da Germania e Giappone.

Tra le etichette maggiormente richieste figurano l’Etna Bianco, l’Etna Rosso e gli spumanti Metodo Classico, protagonisti di una crescita sviluppata senza perdere il legame con il territorio.

Ospitalità, cultura e cambiamento climatico

Lo stesso principio guida lo sviluppo dell’ospitalità. Alla Tenuta San Michele l’attività produttiva è affiancata da camere, ristorante ed esperienze di degustazione.

Nel centro storico di Catania, il recupero di Palazzo Scammacca ha invece portato alla nascita di Cortile Murgo e del Teatro Murgo, spazio destinato a concerti, incontri ed eventi culturali.

La rassegna Jazz in Vigna completa un progetto nel quale il vino diventa uno strumento per raccontare il paesaggio, la cultura e l’identità dell’Etna.

Rispetto agli anni Ottanta, la sfida attuale riguarda soprattutto il cambiamento climatico. Le modifiche nel comportamento della vite, l’anticipo delle maturazioni e le nuove condizioni climatiche richiedono un adeguamento continuo delle pratiche agronomiche.

Michele Scammacca del Murgo affronta questa trasformazione mantenendo lo stesso approccio seguito nelle principali fasi di sviluppo della cantina.

«Ogni vendemmia è diversa dalla precedente. Dobbiamo imparare a leggere quello che la natura ci mette davanti, senza perdere l’identità dei nostri vini.»

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