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Export vino italiano negli Usa: -360 milioni in 14 mesi

Nuovi dazi Usa al vino al 10%, ma indagine su sovraccapacità produttiva preoccupa Uiv: -360 milioni di export in 14 mesi.

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Da oggi sono operativi i nuovi dazi statunitensi sul vino europeo, fissati al 10% flat, una misura definita “leggermente migliorativa” rispetto al regime precedente dal presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi. Il provvedimento, inserito nella Section 301 del Trade Act, si accompagna però a un’indagine avviata sulla presunta sovraccapacità produttiva europea, che secondo Uiv rischia di tradursi in nuove tariffe aggiuntive. Nel frattempo, l’Osservatorio Uiv certifica che negli ultimi 14 mesi, dal Liberation Day dell’aprile 2025, il vino italiano negli Stati Uniti ha perso il 16% sul valore delle vendite, per un controvalore di -360 milioni di euro.

Frescobaldi ha dichiarato: “I nuovi dazi al 10% flat sono leggermente migliorativi rispetto ai precedenti. Fin qui è una notizia confortante, ma preoccupano le indagini sulla sovraccapacità produttiva che rischiano di generare ulteriori tariffe; la speranza è che questa seconda decisione resti nell’ambito dell’accordo Ue-Usa dello scorso agosto e non superi il tetto del 15%. Se c’era la possibilità di stabilizzare definitivamente le posizioni sul piano commerciale, il riferimento a queste indagini rischia di alimentare l’incertezza in un momento in cui già la svalutazione del dollaro e il calo del potere di acquisto stanno facendo molto male al vino. Siamo convinti che di questo il nostro Governo e Bruxelles terranno conto”.

Il quadro normativo annunciato dall’amministrazione Trump prevede due strumenti distinti, entrambi riconducibili alla Section 301: il primo giustificato dalla presunta inadeguata lotta al lavoro forzato da parte dei Paesi partner, Ue inclusa; il secondo legato alle pratiche commerciali sleali derivanti dalla sovraccapacità produttiva, ancora sotto indagine e potenzialmente forierò di nuovi dazi.

Sul fronte delle vendite, il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, ha sottolineato le difficoltà specifiche del comparto: “Dall’istituzione dei dazi, per il vino italiano ed europeo non è stato possibile stabilizzare le vendite con gli Stati Uniti. Se ci sono dei settori che si sono dimostrati in grado di reagire commercialmente alle tariffe, lo stesso non si può dire per il vino, che è un bene voluttuario e quindi più esposto al risparmio da parte di una domanda già in calo sulle quantità consumate. Il vino oggi ha bisogno di aiuto e necessita di un budget straordinario per la promozione all’estero a partire proprio dagli Usa”.

I dati Uiv restituiscono la portata del ridimensionamento sul mercato più importante al mondo per il vino: a fine 2024 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti valevano quasi 2 miliardi di euro, quasi un quarto dell’export enologico nazionale complessivo. Nel 2025 le vendite sono scese a 1,76 miliardi di euro, e i primi cinque mesi del 2026 si confermano i peggiori dal 2017, sia in valore che in volume.

Guardando alle singole tipologie, nei primi cinque mesi dell’anno (calo tendenziale complessivo del 15,5%) sono i rossi fermi imbottigliati a soffrire di più (-18%), seguiti dai bianchi (-17%); più contenuta la flessione dello spumante, fermo all’11%. Le fasce di prezzo alla cantina fino a 6 euro, che coprono oltre l’80% della produzione italiana destinata agli Stati Uniti, risultano le più esposte alla crisi.

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