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Champagne, segnali di ripresa nel Regno Unito: crescono i volumi ma il valore rallenta

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Negli ultimi anni il mercato dello champagne ha attraversato un passaggio significativo: dalla forte espansione sostenuta dalla domanda post-pandemica a una fase di progressiva stabilizzazione dei consumi. Dopo il massimo raggiunto nel 2022, il ritmo di crescita ha iniziato a ridursi, mettendo in evidenza una contrazione dei volumi e maggiori difficoltà nel sostenere il valore. In questo contesto, la domanda appare oggi più selettiva e meno lineare, segnalando un riassestamento che sembrerebbe andare oltre i soli fattori congiunturali, riflettendo un cambiamento più ampio nelle modalità di consumo.

Un segnale particolarmente interessante emerge dall’analisi del mercato del Regno Unito, che si distingue per una dinamica in controtendenza rispetto al quadro generale.

Nel 2025, infatti, le bollicine francesi tornerebbero a crescere nel mercato britannico, interrompendo la fase negativa successiva al picco del 2021. Secondo i dati del Comité Champagne, le spedizioni si attesterebbero intorno ai 22,7 milioni di bottiglie, con un aumento di circa il 2% rispetto all’anno precedente, dopo aver sfiorato i 30 milioni nel 2021.

Si tratta di un recupero atteso dagli operatori, ma con caratteristiche diverse rispetto al passato. La crescita non sarebbe infatti omogenea: a migliorare sarebbero i volumi, mentre il valore complessivo mostrerebbe un andamento più contenuto, come evidenziato da diversi operatori del settore. Questo elemento suggerisce un mercato ancora dinamico, ma più attento al prezzo e più selettivo nelle scelte di acquisto.

Nel corso degli ultimi dodici mesi, il focus si sarebbe progressivamente spostato dalla creazione di valore alla tutela delle quantità. Una dinamica che riflette un contesto più ampio, caratterizzato da inflazione, incremento dei costi di produzione e pressione fiscale, inclusi i nuovi oneri legati al sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) per il packaging nel Regno Unito.

All’interno di questo scenario, lo champagne continuerebbe comunque a dimostrare una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altre categorie del beverage alcolico. Mentre il vino fermo mostra segnali di contrazione e gli spirits intercettano occasioni di consumo più informali, lo champagne mantiene una posizione distinta, legata più al significato del consumo che alla sua funzione.

Non a caso, la crescita interessa soprattutto le cuvée più riconoscibili, in particolare il Brut non millesimato, che resta il principale punto di accesso alla categoria. Più debole appare invece il segmento premium, che risente maggiormente della riduzione del potere di acquisto e della crescente attenzione al rapporto tra prezzo e valore percepito.

Il dato del Regno Unito va inoltre inserito nel contesto internazionale. Nel 2025 le spedizioni globali di Champagne si sono attestate a 266 milioni di bottiglie, registrando un lieve calo rispetto all’anno precedente. In questo scenario, il mercato britannico rafforzerebbe il proprio peso relativo sull’export complessivo, anche in virtù del rallentamento osservato in altri mercati chiave come gli Stati Uniti.

Più che un ritorno alla crescita, il caso britannico sembra quindi indicare una fase di riequilibrio. Il consumo non scompare, ma si trasforma: meno frequente, più selettivo e concentrato su momenti specifici e prodotti ben riconoscibili.

In un contesto economico più complesso, lo champagne continua a funzionare come linguaggio sociale, ma non appare più immune ai processi di razionalizzazione che stanno interessando l’intero comparto vinicolo. L’aumento dei volumi, in assenza di un analogo rafforzamento del valore, suggerisce che la desiderabilità della categoria resti elevata, mentre cambia il modo in cui viene espressa.

Immagine di rawpixel.com su Freepik

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